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N. 4 - Aprile 2009

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Dacia Maraini a Gualdo Tadino

La scrittrice, in città per presentare la sua ultima opera, ha incontrato gli allievi degli istituti gualdesi e la cittadinanza al borgo hotel "Le Terre del Verde"

 

di Alessandra Artedia


Nella pittoresca cornice de "Le Terre del Verde" Dacia Maraini ha onorato la nostra città con la sua visita. Venuta in occasione della presentazione de Il treno dell’ultima notte, sua ultima fatica letteraria, la scrittrice ha risposto alle domande degli intervenuti e degli allievi degli istituti scolastici gualdesi, che hanno preso parte in grande quantità e con molta partecipazione emotiva all’evento di lunedì 2 marzo 2009. Ad aprire i lavori i saluti del sindaco uscente di Gualdo Tadino, che ha portato i saluti dell’Amministrazione Comunale, promotrice dell’iniziativa, mentre la professoressa Maria Dorotea Matarazzi ha introdotto l’opera di Maraini, che narra di una donna, Amara, la quale si mette in viaggio per ritrovare i suoi momenti felici, alla ricerca di una felicità che non c’è più e che non può più esserci dopo la tragedia della Shoa. La prof. Matarazzi, riprendendo Machiavelli, ha infatti sottolineato l’esigenza di "tenere a bada la bestia che è in noi" e che "la letteratura è anche verità, è anche denuncia e deve far in modo che quanto di orribile e bestiale è accaduto non debba verificarsi mai più, ma per questo, - ha invitato caldamente Matarazzi, - bisogna combattere, conoscere i propri limiti, sapere quello che siamo, quello che gli uomini hanno fatto".

 

Il treno dell’ultima notte, dichiaratamente ispirato all’opera di Joseph Conrad Heart of Darkness, parallelamente a quello dello scrittore polacco di lingua inglese, è un viaggio verso l’orrore, verso un mondo nel quale se vi si entra si esce poi trasformati.

 

Dacia Maraini ha dichiarato determinante nella composizione dell’opera la propria esperienza personale. E' infatti sopravvissuta ad un campo di concentramento di Tokyo, ove si era trasferita con la famiglia a causa del lavoro di antropologo del padre. Fu internata insieme ai suoi cari, perché i genitori si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò, pur sapendo le conseguenze alle quali avrebbe portato tale mancata adesione,. Le domande dei ragazzi sono state numerose e molto profonde ed hanno spaziato dal ruolo dell’intellettuale all’interno di un regime, alla questione del negazionismo di cui tanto si dibatte nella contemporaneità, al ruolo dello scrittore nel presente con riferimenti al crollo delle utopie e in particolare al crollo del comunismo. Il treno dell’ultima notte infatti è ambientato nel 1956 e la protagonista viene inviata dal proprio giornale a vedere come si vive oltre la cortina di ferro, ma ella approfitta di questo viaggio per mettersi sulle tracce di Emanuele, un bimbo ebreo austriaco, suo grande compagno di giochi e con il quale ha intrattenuto una corrispondenza fino al 1943, momento in cui, non avendo più notizie di Emanuele, Amara lo crede vittima dei nazisti. Nonostante ciò va a cercarlo tredici anni dopo, e arriva sino a Budapest, proprio nel 1956, momento della rivoluzione ungherese contro i russi, i quali avevano monopolizzato il potere e la comunicazione durante il regime di Stalin. Krušcëv, successore di Stalin, con la sua politica del disgelo aveva dato l’illusione della libertà, ma poco tempo dopo, il 4 novembre 1956 i russi invadono l’Ungheria, bombardando e fucilando. Gli stessi carri armati che avevano liberato dalla barbarie nazista si erano macchiati di altrettanta barbarie, sparando sugli inermi. "La democrazia - ha sottolineato Maraini - non ammette alternative. E se il comunismo era partito da un’utopia troppo positiva, che aveva poi condotto ai privilegi ed era stato vittima, il nazismo si era rivelato sin dall’inizio mostruoso e perverso. Le ideologie, per quanto perverse e sbagliate entrambi, non possono essere messe sullo stesso piano". In riferimento ad una domanda sul negazionismo, la scrittrice lo ha definito "una provocazione, perchè chi nega, - ha affermato - o è un nazista o vuol arrampicarsi sui muri. I negazionisti si condannano da soli. Ma non è stato il negazionismo dilagante a portare alla composizione del libro, bensì l’uso della memoria che deve far parte dello scrittore". Per quanto riguarda il momento attuale Maraini, rispondendo ad un quesito della sala, ha dichiarato che "non è ancora possibile poter dire su quale treno stia viaggiando il 2000, perchè sono troppo diversi e troppo numerosi i punti di vista, ma per ora, la cosa migliore da fare - ha chiosato la scrittrice - è comportarsi secondo il senso della verità e della responsabilità".

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