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N. 4 - Aprile 2009

Accademia dei Romiti

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IL SONDAGGIO DEL ROTARY

Lavoro e sicurezza, le maggiori paure dei giovani

 

di Alessandra Artedia


L’indagine condotta dal Rotary sui centri storici con la collaborazione de Il Nuovo Serrasanta, si è rivelata, a mio avviso, una cartina di tornasole dei problemi cittadini e della società in cui viviamo, presa in un vortice di forti cambiamenti sociologici, che non sono ancora terminati. Scorrendo i risultati, innanzitutto si nota la massiccia adesione di giovani minori di 18 anni al sondaggio (49%), che per una volta, per fortuna non sono protagonisti di fatti di cronaca nera. La considerevole adesione dei giovani al sondaggio è a mio avviso un fatto molto positivo, un’ occasione per dar voce ai propri pensieri - più o meno positivi- in modo democratico, un metodo per dimostrare paure e speranze, senza necessariamente essere protagonisti di cronache nere. Certo i risultati sulle loro risposte fanno riflettere e preoccupare. Come ha affermato il prof. Gioia nell’editoriale con cui si è aperto lo scorso numero, c’è il rischio che, avanti così, venga a crearsi una generazione di disperati, il cui primo pensiero è la paura di non trovare lavoro e di essere aggrediti, derubati e quant’altro di negativo può rintracciarsi nel tema "mancanza di sicurezza", vissuto in prima persona dai genitori e dai figli, che lo "subiscono" due volte, sperimentandolo sia attraverso l’educazione che ricevono, sia in prima persona attraverso i mass media.

 

Del resto, dopo l’avvento della globalizzazione, lo studioso Zygmunt Baumann fu il primo ad sostenere nel 2002, che siamo entrati n un "futuro che appare essere senza futuro". Insieme a lui, molti altri studiosi, sociologi e politologi contemporanei italiani e stranieri, hanno affermato che, è l’informazione e l’avvento massiccio dei mezzi tecnologici ad aver dato origine alla globalizzazione. Il fenomeno di suburbanizzazione delle città, d’altronde, con il relativo abbandono dei centri storici, a favore di uno spostamento della popolazione verso le maggiori direttrici di traffico, e possibilmente il più vicino possibile ai grandi centri commerciali, nati anche essi con la globalizzazione - non è che uno degli aspetti urbanistico-sociologici dell’avvento del globale. Riprendendo i dati del sondaggio, la paura di non trovare lavoro e la sicurezza sono risultati i problemi più sentiti dalle giovani generazioni.

 

Il tema delle garanzie di sicurezza è senza paragone il più sensazionale, è quello che si presta ad essere maggiormente osservato e trattato in tv e in tutti media. La conseguente lotta al crimine, la ricerca e l’attuazione di nuove norme, l’istituzione di nuovi reati, risultano essere tutte misure che fanno aumentare la popolarità dei governi, dopo che, attraverso una continua "propinazione" mediatica del problema, si è ottenuto un endemico e pandemico effetto complessivo di far crescere la paura. L’insicurezza esistenziale, l’incertezza psicologica, gonfiano e sovraccaricano tutto di significati, ponendo in ombra ogni altro motivo di ansietà.

 

Come afferma lo scrittore Antonio Scurati, nell’opera intitolata Il bambino che sognava la fine del mondo - a metà tra cronaca e romanzo - i media ci spingono a far regredire tutto ad uno stato infantile, ove deve esserci sempre un mostro che spaventa. Tutto ciò con lo scopo di scatenare e infondere la paura in modo da giustificare la necessità di un governo forte, poiché, in un paese come l’Italia, ma non solo - la prima e più tangibile conseguenza della modernizzazione è stata l’anomia - o comunque l’arretratezza delle norme esistenti nei confronti del sorgere di nuovi reati, la cui punizione o non è contemplata nel codice penale o lo è in maniera troppo blanda. Ed è proprio a causa dell’anomia che si scatenano le crisi economiche e di conseguenza anche sociali, è da essa che sorgono gli stati di confusione. Il passaggio sovente di ogni cosa attraverso la mediazione di massa (basti pensare a You tube) - crea quell’impossibilità di discernere tra realtà e finzione, a causa degli inevitabili tecnicismi mediatici, dello scadere della vita quotidiana, che si trasforma in reality. Tutto fa spettacolo e niente lo è più davvero.

 

Dunque, cosa dovremmo aspettarci da una generazione figlia della paura di essere continuamente coinvolti in qualcosa di negativo, che vive con il panico di essere aggrediti, perchè è nella famiglia che si raduna davanti alla tv o al pc collegato a internet che viene lentamente instillata - e oramai quasi inconsapevolmente assorbita - ogni giorno la paura stessa, l’ansia, lo sgomento, ove il male diviene spettacolo e chi lo compie un eroe da imitare (vedi ad esempio il delitto di Perugia o il caso Corona o il processo per la strage di Erba, ove code immense di persone si sono presentate per poter assistere dal vivo al processo) e viene fatto passare il messaggio che oramai nei centri storici abbandonati dagli indigeni vivano solo gli stranieri e i delinquenti (o meglio, gli stranieri che sono i delinquenti e la causa principale di ogni degrado)?

 

Certo, i problemi, specie con chi proviene da altre zone del mondo ci sono e non vanno ignorati. L’abbandono di un luogo è in sè già causa di degrado. La soluzione è al momento difficile, ma parlarne è un primo passo. La libertà è infatti qualcosa di meravigliosamente spaventoso, di disorientante, specie per chi, come le generazioni di mezza età e /o più anziane, le quali talvolta hanno anche vissuto la privazione della libertà durante la guerra-sono abituati a vivere in un mondo estremamente regolato, in cui anche le tradizioni o i gesti più semplici potevano apparire una regola, un riparo, o comunque dei punti fermi, buoni o cattivi che fossero.

 

Oggi, nell’era della velocità e della tecnologia, la libertà è apparsa da subito quasi assoluta e forse non si riesce davvero ad apprezzarla fino in fondo. In un universo in cui immagini e spettatori sono continuamente e contemporaneamente in movimento, trovare un punto fermo appare difficile. Ma l’anomia resta interesse di pochi, anche dal punto di vista economico, interesse di pochi a sfavore di molti, che, impossibilitati a trovare una collocazione nel mondo del lavoro, o frustrati dalla paura dell’impossibilità di poterlo fare in futuro ( e da qui l’espressione di Baumann di cui in apertura "futuro che appare essere senza futuro") manifestano il loro disagio attraverso gesti estremi, quali appunto la criminalità, che dà poi inevitabilmente origine all’emarginazione sociale, alla solitudine, al malcontento e, di conseguenza, ad nuova malavita ed emarginazione, ai vari disagi giovanili, di cui il tanto oramai raccontato bullismo non è che un aspetto.

 

Tutto questo non fa altro che originare un circolo vizioso di nuove paure, le quali non possono far altro che spingere verso la necessità di esprimere la propria legittima esigenza di sicurezza, di quel legale bisogno di sentire soddisfatta quella Sicherheit che, a mio modesto avvisto non può essere assolta senza un reale impegno da parte di chi ci governa, a sbloccare la situazione economica - sebbene farlo non sia l’impresa più facile del mondo, in cui siamo venuti improvvisamente a trovarci a metà strada tra la deriva e il viaggio, status non più accettabile, degno pertanto di denuncia, da parte di chi, come le giovani generazioni, compresa la sottoscritta, in un futuro neppure troppo lontano dovranno e vorranno vivere e - non cercare di sopravvivere - in questo territorio urbano denominato Gualdo Tadino ...

 

Insomma, dal sondaggio espliciti suggerimenti da parte di un vasto bacino di giovani elettori a tutti i candidati alle prossime amministrative, con la speranza che, chi venga eletto possa almeno tentare di trovare la via per la soluzione, per quanto ardua essa sia!

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