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N. 4 - Aprile 2009 |
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Figli e figliastri Caro Direttore,
ci sono figli e figliastri anche negli enti pubblici? Mi sono posta l'interrogativo dopo che ho saputo quanto è stato deciso nel mio Comune, a Gualdo Tadino, dove sono state assunte a tempo indeterminato una trentina di persone che erano precarie dai tempi del terremoto; quasi altrettanti dipendenti precari sono stati "girati" alla Regione. Tutti quanti ora hanno un lavoro stabile. Io no, sono rimasta fuori, anche se ho cinquanta anni e riciclarsi a questa età è un'impresa quasi proibitiva. Lavoravo da 12 anni: per un triennio per i lavori socialmente utili col Comune, poi con una società che forniva servizi al Comune, poi di nuovo per un biennio col Comune a seguito di prova selettiva per la scuola materna comunale. Sempre come precaria. A giugno scorso il Comune ha deciso di chiudere la materna, ho avuto rassicurazioni verbali da parte degli amministratori, dovevo stare tranquilla. Invece io che non ho "l'aureola" del terremoto, sono andata a casa, sono stata destabilizzata dopo tanti anni di lavoro.
Domenica a Gualdo Tadino tutti fanno una manifestazione sul lavoro che manca, sulla crisi: con i nostri amministratori comunali in testa. Secondo lei, io devo andare con loro a manifestare? Capisco in pieno i problemi di chi ha perso il lavoro, li vivo sulla mia pelle, sono pienamente solidale. Ma non credo in questi paladini del lavoro. L'altro giorno è stata celebrata la festa della donna. Anche in questo caso solo parole. E basta.
Lettera firmata
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