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N. 4 - Aprile 2009 |
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DALLA SAN VINCENZO C'era una volta e ... c'è ancora
L' Associazione c'è ancora ed il fine è sempre lo stesso: aiutare le persone in difficoltà economiche a superare i momenti critici, siano esse di Gualdo Tadino, dei comuni vicini o di altri paesi, perché la carità non conosce confini.
Dall' anno dell'istituzione la "San Vincenzo", per opera del suo fondatore e di opere generose, ha aiutato tanti Gualdesi nella dura lotta per la sopravvivenza. Le "dame di carità", così erano chiamate le volontarie, si recavano periodicamente nelle case delle famiglie bisognose a portare generi di prima necessità, denaro e, durante le feste di Natale, pacchi dono e giocattoli. Non ci è dato sapere se abbiano acquistato un posto in Paradiso, ma due di loro ne hanno guadagnato uno nella chiesa di San Donato e tutti possono constatarlo.
Durante la seconda guerra mondiale, alcune iscritte, mogli di facoltosi proprietari terrieri, prelevavano ogni sabato, dai magazzini pieni di ogni ben di Dio, farina, patate, legumi, lardo e quant' altro per distribuirlo, in silenzio e di nascosto perché, se scoperte, rischiavano pesanti sanzioni amministrative e, forse, anche il biasimo dei mariti, a chi bussava alla loro porta.
Una "dama" particolarmente solerte e generosa, nel lontano luglio del 1944, donò un taglio di stoffa verde a fiorellini bianchi ad una madre disperata che non aveva un vestito decente da mettere alla figlia sedicenne morta di "febbri intestinali" e glielo fece confezionare nella notte dalla sua sarta. In quel periodo tornò nella nostra città una monaca dell' Ordine di San Vincenzo, Suor Alfonsina, a1 secolo Maria Travaglia, e i Gualdesi la soprannominarono subito "la cappellona". Insieme a lei vennero alcune bambine, orfane e non, bisognose di cure, di aria sana e di un ambiente accogliente. Suor Alfonsina affittò la vecchia casa dello scultore Giuseppe Pericoli, in via Monina, e dette il calore di una famiglia a chi non l' aveva più. Tra le ragazzine c'era una giapponesina, Loredana Ho che ai Gualdesi, non abituati come ora alle sembianze esotiche, risultò subito simpatica.
Nel 1946 Suor Alfonsina provò a migliorare le condizioni di vita delle sue protette, chiese ma non ottenne i locali dello G.I.L. Molto amareggiata ma sempre tenace e battagliera, continuò la sua missione e riuscì a tenere con se tutte le ragazze fino al 1962. L'anno successivo, malata e provata dalla fatica dovette arrendersi e ritornare a Roma con le sue protette ed a Roma morì sul finire del 1963.
Molti anni sono passati, ma nulla è cambiato e, come un tempo, le iscritte alla "San Vincenzo" vengono associate ad un pacco natalizio, consegnato in collaborazione con l' UNITALSI, ai ragazzi del Germoglio, agli ospiti dell 'EASP, ai malati del "Calai" e, quest'anno, ai degenti del!' ospedale di Branca. Ma la "San Vincenzo" non è solo questo: è latte per un neonoto; è una bolletta del!' Enel per evitare il distacco della corrente; è una o più rate di locazione per evitare lo sfratto; è assistenza diurna e notturna ai malati in ospedale o alle persone sole, non autosufficienti, né in grado di pagarsi una badante; è un contributo per un viaggio della speranza a Lourdes, per un consulto medico o Parigi o a Losanna, per un funerale o per le suore gualdesi che operano nel "terzo mondo".
Tutto questo è reso possibile dalle offerte dei benefattori e dal ricavato della sottoscrizione, durante i funerali, del cartoncino "Il fiore che non marcisce". La prima domenica di ogni mese, nella cattedrale di San Benedetto, olle ore diciotto, viene celebrata una messa in suffragio dei defunti dei benefattori. Alla fine di ogni anno, viene affissa, nella bacheca in fondo alla chiesa, copia del bilancio che documenta, le entrate e le uscite, per informare lo città sull' entità delle somme ricevute ed erogate.
Va sottolineato che ogni operazione viene svolta con prudenza, scrupolosità, discrezione e riservatezza per non ledere la dignità delle persone coinvolte e per non violare le loro privacy e soprattutto, senza secondi fini, praticando quella carità che non chiede mai il contraccambio.
Il Consiglio della San Vincenzo |
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