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N. 4 - Aprile 2009 |
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Meteo & Co: rubrica di meteoclimatologia a cura di Pierluigi Gioia Tutto nella norma? Quasi ... Mentre le medie dello scorso mese di marzo evidenziano una situazione normale, nuove teorie sui cambiamenti climatici ribaltano quanto finora sostenuto. Il mese di marzo, il primo della stagione primaverile, non ha smentito la nomea che si porta dietro da tempi antichissimi, vale a dire mese dal tempo variabile, a tratti invernali, a tratti quasi estivo. È stato un mese di marzo da manuale, insomma, ricco di colpi di scena, piogge (anche più del normale, a compensare la lieve carenza di gennaio e febbraio) ma anche di neve, di belle giornate di sole, ma anche di tempo grigio, ventoso e tuttaltro che piacevole. Un mese che non si scosta dalla norma. La sua temperatura media, 7,5°C, è esattamente quella che ci saremmo dovuti attendere, prodotto di temperature massime di 1°C superiori e di minime di 1°C inferiori alla norma, con unescursione termica già abbastanza alta, tipicamente primaverile; esattamente nelle medie anche il numero di giorni di pioggia (14), che comprende anche due giorni di neve del tutto normale per questo periodo in queste zone e la pressione atmosferica (1011,3 hPa), anche se proprio in questo mese si è registrata la più bassa misurazione (ridotta al livello del mare) da almeno 20 anni: 976,9 hPa, roba da coste della Scozia in pieno inverno!
Neve dequinozio ...
Un mese nelle attese, insomma, che ha gettato un acuto solamente - e paradossalmente - nel momento di ingresso astronomico della stagione primaverile. Dal 20 al 22 marzo, infatti, un afflusso di aria gelida di origine polare ha portato la più abbondante nevicata della stagione fredda, superando, di poco, la tormenta del 18 febbraio. Le temperature relativamente alte, scese solo per poche ore sotto lo zero, hanno impedito che la bufera del 21 pomeriggio bloccasse la circolazione dei mezzi, ormai sprovvisti di gomme termiche e catene, ma i 14 cm accumulati a fondovalle e i complessivi 26 mm caduti a più riprese sotto forma di neve o neve mista a pioggia hanno riportato per tre giorni un panorama tipicamente dicembrino sulle nostre zone: lestrema conseguenza del grande stratwarming di gennaio, i cui effetti sono ormai completamente esauriti.
Quello che, invece, ancora non torna "in forma" è il sole, la cui attività - come abbiamo ripetutamente sottolineato da qualche mese in qua - è piombata in un sensazionale minimo, che qualche esperto ha persino definito "drammatico". E qui vorrei un attimo soffermarmi. Dopo anni in cui non si faceva che parlare di "effetto serra antropico", cioè delle conseguenze dellimmissione smodata di anidride carbonica in atmosfera e del "riscaldamento globale" dovuto allintrappolamento della radiazione infrarossa ad opera di questo gas e di altri di origine umana, nuove teorie e nuove ricerche hanno evidenziato alcuni fatti di cui in passato non si era tenuto conto. Il primo è che lattività solare è molto più influente di quanto non si sia finora pensato nelle mutazioni climatiche. Mentre la classica teoria del "global warming" - quella ormai popolarissima sostenuta, per fare un esempio, nel documentario Una verità scomoda di Al Gore - sostiene che negli ultimi decenni si è arrivati a livelli termici mai avuti nel passato, nuove ricerche affermano non solo che ciò non è del tutto vero ma anche che il riscaldamento degli ultimi 60-70 anni è dovuto probabilmente alla grande attività solare.
Dallarrosto al congelamento
Lo scienziato russo Usoskin, analizzando i dati sulla concentrazione di alcuni isotopi nei ghiacciai della Groenlandia e dellAntartide, è arrivato alla conclusione che il massimo solare contemporaneo (1940-2005) è stato il più intenso dellultimo millennio. Anzi, secondo unaltra misurazione, degli ultimi 8000 anni, vale a dire dalla fine dellultima glaciazione. In altre ricerche, inoltre, si evidenzia come leffetto della concentrazione di CO2 in atmosfera sarebbe molto minore di quanto si pensasse. Si tratta di prospettive che ribalterebbero completamente - se verificate - quanto finora sostenuto da almeno i tre quarti degli scienziati, ma è chiaro che il lungo periodo di inattività solare - che dura almeno da 16 mesi - non poteva che mettere in crisi la classica teoria del "global warming". Ne è prova il fatto che la temperatura media terrestre ha smesso di aumentare dal 2005, dopo aver toccato il massimo: siamo già scesi di circa 0,3°C. E' probabile che tale diminuzione, se lattività solare non riprenderà forte come prima, andrà avanti. Per alcuni siamo, infatti, alle soglie di un periodo freddo, di una piccola nuova "era glaciale". Senza estremizzare troppo, dobbiamo solo riconoscere che il sole ha più effetti di quanto non si pensasse sui cambiamenti climatici.
Pierluigi Gioia
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Meteo / Ambiente |
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