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N. 5 - Maggio 2009

Accademia dei Romiti

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La celebrazione del 25 aprile

Intitolata una piazza alla memoria di Don Davide Berrettini


01piazzaberrettinipic0905.jpg (5858 byte)E' stata una festa della liberazione insolita, piena di significati e di valori pur nella sobrietà della impostazione, quella che si è svolta il 25 aprile nel cortile delle scuole elementari del capoluogo, ora chiamato piazza Don David Berrettini, l’eroico sacerdote gualdese che il 19 giugno 1944 sacrificò la vita a soli 36 anni, per salvare 23 ostaggi suoi parrocchiani ed il loro paese dalla minaccia di distruzione. Dopo che il sindaco aveva scoperto la lapide sul muro dell’edificio con la scritta

 

"IN MEMORIA DI DON DAVID BERRETTINI SACERDOTE GUALDESE VITTIMA INNOCENTE DELLA BARBARIE NAZISTA A SAN DONATO MARCHE DOVE IL 19 GIUGNO 1944 S’IMMOLAVA VOLONTARIAMENTE PER LA SALVEZZA DI 23 OSTAGGI E DEL PAESE DI MARISCHIO

FULGIDO ESEMPIO DI ALTRUISMO PER LE GIOVANI GENERAZIONI"

 

è stata rievocata la vicenda svoltasi a Marischio e a San Donato, in comune di Fabriano, allora territorio della diocesi di Nocera Umbra, Gualdo Tadino e Sassoferrato.

 


Gualdo Tadino: dedicato ufficialmente a don Berrettini il cortile della "Tittarelli"

Un doveroso riconoscimento della città

 


C’erano decenni di ritardo ma, come si dice, "meglio tardi che mai". Questo è stato il pensiero di molti dei partecipanti, sabato 25 aprile scorso, alla cerimonia di dedica del piazzale delle scuole elementari "Tittarelli" a don David Berrettini, il coraggioso sacerdote gualdese che nel 1944 offrì la vita per salvare 23 suoi parrocchiani e il loro paese, minacciato da una rappresaglia tedesca. Un onore sicuramente tardivo, ma non per questo meno doveroso a questo nostro illustre concittadino, che - come recita la targa apposta sotto l’insegna in ceramica - ebbe il coraggio di "immolarsi volontariamente" per il bene dei suoi fedeli.

 

03dsorrentino0905.jpg (38943 byte)A rendere omaggio a don Berrettini, oltre al sindaco Scassellati, il vescovo diocesano, mons. Domenico Sorrentino, che era rimasto molto colpito della figura di don David, don Gianni Brunetti, la banda musicale diretta dal maestro Temperelli e un gruppo di parenti del sacerdote, alcuni dei quali ancora residenti a Gualdo Tadino, altri venuti appositamente dalle Marche, anche in rappresentanza degli altri - che oggi vivono a Gubbio e a Roma - che non sono potuti essere presenti.

 

La benedizione del vescovo

 

A nome loro, Orfeo Berrettini, ha rivolto, commosso, un sentito ringraziamento a quanti hanno reso possibile questa giornata. Oltre ai parenti, anche molti membri dell’Azione Cattolica e dell’Accademia dei Romiti, per i quali questa cerimonia rappresenta una piccola vittoria. Si ricorderà, infatti, la presentazione del breve saggio del nostro direttore, Valerio Anderlini, Un eroe da conoscere, lo scorso 8 dicembre, durante la quale fu riportata alla memoria dei gualdesi questa eroica figura, dimenticata dalla città ed onorata solamente fuori regione e, durante la quale, per la prima volta dopo sessant’anni, un sindaco di Gualdo Tadino ammise pubblicamente tale inadempienza della città e s’impegnò a colmarla. Anche se, prima delle elezioni è sempre più facile ottenere dagli enti pubblici ciò che si chiede - è una legge della democrazia - va riconosciuto che la promessa dell’8 dicembre è stata mantenuta.

 

03commemorpic0905.jpg (5014 byte)E’ stata una cerimonia sobria, a tratti toccante, specialmente quando si è ripercorsa brevemente la storia di don David, che fece a piedi, consapevole della fine che si appressava, ben 30 km, prima di consegnarsi ai tedeschi che poi lo uccisero barbaramente la notte stessa, sotto un forte temporale.

 

Foto di gruppo al termine della manifestazione con i familiari e le autorità

 

"Vado al Calvario" disse ad un suo parrocchiano - l’ultimo testimone ancora vivente - che lo interpellò vedendolo procedere spedito verso San Donato Marche. E a svelare le lapidi che gli intitolano ufficialmente la piazza è stata la più piccola dei suoi parenti, Veronica, di appena 4 anni, sorretta dal sindaco, sotto lo sguardo commosso della madre e dei nonni.

 

Non c’era, a dire il vero, il pienone durante la cerimonia, ma anche questo si può spiegare, oltre che con la naturale pigrizia in occasione di festività come il 25 aprile ("aprile, dolce dormire!"), anche con lo scarso preavviso con cui l’opinione pubblica è stata portata a conoscenza dell’evento, organizzato rapidamente solo una settimana prima. Peccato. Ci consola il fatto che, affissa proprio nel cortile di una scuola elementare - che smetterà presto, si spera, di essere uno squallido parcheggio - la targa si rivolgerà proprio a coloro che più di tutti dovrebbero avere l’opportunità di conoscere il gesto di don David. Anche e soprattutto per loro, egli s’immolò quel lontano 19 giugno 1944.

 

Pierluigi Gioia

 


La celebrazione del 25 aprile


La fuga del sacerdote, umanamente comprensibilissima, verso i monti della sua Gualdo, seguita dalla informazione delle tragiche conseguenze minacciate dai Tedeschi (distruzione del paese e fucilazione degli ostaggi), l’acquisizione della consapevolezza e la scelta di tornare per immolarsi a favore del suo popolo, compiendo a piedi "30.000 passi drammatici" - come ha ricordato Valerio Anderlini - verso quello che lo stesso don Davide chiamò "il mio Calvario", salutando l’ultimo dei testimoni viventi della vicenda. Una figura - ha detto - paragonabile a quelle di Fulvio Sbarretti, di Salvo d’Acquisto, di padre San Massimiliano Kolbe.

 

Ha partecipato alla manifestazione anche l’arcivescovo mons. Domenico Sorrentino, che ha paragonato la figura di don Davide a quella del "buon pastore che dà la vita per il suo gregge" . Ed il vescovo ha sottolineato anche il contesto difficile, con l’incomprensione da parte della gente nei confronti "della verità della sua umanità, della responsabilità del pastore".

 

Il sindaco Angelo Scassellati ha evidenziato di aver conosciuto compiutamente la figura di don Davide grazie ad una recente pubblicazione dell’Accademia dei Romiti e di aver scelto questa intitolazione per ricordarne, in particolare ai più giovani, l’eroismo ed i valori della libertà e della democrazia, per i quali tanti italiani si immolarono come don Davide, per il suo sacrificio assurto a motivo di vanto per la sua città.

 

Alberto Cecconi

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