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N. 5 - Maggio 2009

Accademia dei Romiti

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Come rilanciare l'economia?

Mauro Spigarelli: "Risorse certe per progetti a lungo termine"

Bisogna aiutare le imprese ad essere presenti sui mercati di nicchia in tutto il mondo - Non servono grandi strutture - Potenziare le linee informatiche

 

Riccardo Serroni


Mauro Spigarelli è un imprenditore della ceramica (ha un’azienda omonima a Gualdo Tadino) ed è presidente del settore ceramica e membro del direttivo provinciale del CNA nonché membro della commissione ministeriale per l’anticontraffazione. Ha una vasta competenza nel settore frutto di una lunga esperienza ed ha il merito di non seguire mai la corrente tanto per seguirla, ma di elaborare sue teorie e sostenerle caparbiamente, anche se a volte è destinato a cozzare contro realtà impalbabili ed imperturbabili a causa di logiche che sfuggono al mondo dei più. A Mauro Spigarelli abbiamo chiesto delle indicazioni circa le esigenze del mondo produttivo locale e le aspettative nei confronti dei candidati che si apprestano a governare questa città nel prossimo quinquennio.

 

La amministrazioni comunali, pur non disponendo di grandi risorse, cosa potrebbero fare per contribuire a ridare slancio all’economia locale?

 

"Nell’immediato futuro è indispensabile individuare degli strumenti da mettere a disposizione del mondo imprenditoriale. E devono essere strumenti strutturati, duraturi nel tempo sui quali le aziende possono impostare strategie e medio e lungo termine. In questi anni abbiamo usufruito, quando ne abbiamo usufruito, di strumenti spot che non hanno permesso una programmazione nel medio e lungo periodo e l’esperienza insegna che gli interventi a breve termine non producono effetti positivi".

 

Ci puoi fare qualche esempio concreto di quali potrebbero essere questi strumenti duraturi?

 

"La premessa è che non ci può essere lavoro senza impresa e non c’è impresa senza lavoro. Il che significa che dobbiamo ripristinare i giusti equilibri, rimettere il carretto dietro al somaro. Oggi se l’impresa non ha lavoro e non ha clienti non c’è possibilità di produzione e quindi di costruzione del benessere. Il sistema dell’impresa deve puntare ad un sistema di internazionalizzazione costante e seria. Nello specifico intendo dire che gli strumenti duraturi nel tempo fanno riferimento alla promozione ed all’internazionalizzazione, sulla base dei quali le aziende posso fare programmi di lungo respiro. Noi in questi anni abbiamo avuto degli aiuti spalmati sui tre anni con un entità esigua rispetto agli strumenti richiesti e questa è stata una penalizzazione notevole per le nostre imprese. Ed a fronte del poco che noi abbiamo avuto, i grandi sistemi che stanno puntando alla conquista dei mercati occidentali vengono sostenuti in maniera ben più adeguata. Le imprese cinesi ricevono dallo stato un contributo fisso del 10% di premio sulle quote di esportazione. E questo in integrazione a tutte le agevolazioni che gli derivano dai bassi costi della manodopera. Voi capite che di fronte ad una dinamica come questa, se opponiamo delle resistenze strutturate in maniera intelligente possiamo competere, altrimenti non c’è possibilità di resistere".

 

Per mettere in campo questi sostegni, di quali strumenti operativi ci sarebbe bisogno?

 

"Non c’è da costruire grandi strutture che, poi, nel tempo, hanno dimostrato che bruciano più risorse di quanti possano essere i benefici che realizzano. Noi l’anno scorso abbiamo costituito un’associazione temporanea di imprese composta da quattro imprese. Per il 2009 l’associazione si è presentata su quel mercato con 12 aziende. Per fare questo non c’è bisogno di grandi strutture e di grandi organizzazioni. C’è soltanto bisogno della certezza di un minimo di copertura economica da parte del pubblico che, per legge, non può mai arrivare al 50% della spesa complessiva. Quindi le aziende devono comunque investire del proprio ed è giusto che sia così. Il problema si crea quando la certezza della contribuzikone pubblica non c’è. Noi ad oggi non abbiamo ancora la certezza della copertura dell’investimento che abbiamo fatto nel gennaio 2009. In questo clima di instabilità è difficile costruire dei progetti e dei programmi precisi. La specificità delle aziende è un valore e va salvaguardata, ma dobbiamo incoraggiare ed incentivare la partecipazione a fiere e mostre internazionali perché con strumenti comuni si razionalizza la spesa. Oggi è importante essere presenti in tutti i mercati del mondo. Al nostro prodotto sono dedicati i mercati di nicchia e per catturare questi mercati in tutto il mondo c’è bisogno di un grande impegno economico, di creatività e di tutto ciò che è necessario ...".

 

Un tema sul tappeto è la ricerca di nuovi imprenditori. Come invogliare la gente ad occupare nuovamente quei capannoni vuoti che esistono?

 

"Già 10 anni fa lanciammo questa provocazione. Gualdo e tutta la fascia appenninica era penalizzata dalla mancanza di infrastrutture. Quindi non appetibile. Già dieci anni fa dissi: lottizziamo le aree e assegniamole gratuitamente a quelle imprese che dimostrano di avere un progetto serio, anche alternativo alla ceramica. Oggi ribadisco lo stesso concetto. Potenziamento infrastrutturale per quanto possibile. Abbiamo, per esempio, nella zona industriale Nord una Adsl a 2 mega quando negli spot televisivi si viaggia a 20 mega. Oggi anche le linee di trasmissione dati hanno una importanza vitale ed in questa direzione c’è un gap notevole da coprire. Possiamo incentivare nuovi insediamenti soltanto creando dei presupposti vantaggiosi, in termini di costi di insediamento. Se diamo un’area a titolo gratuito per 20 anni ad aziende diverse dal settore ceramico che prestino un progetto valido a lungo termine è possibile che possiamo intercettare qualche imprenditore".

 

Attività alternative alla ceramica: come le vedi?

 

"Ne sento parlare molto in questi giorni. Gualdo deve moltissimo alla ceramica ed agli imprenditori della ceramica che hanno mantenuto vivo questo tessuto. Il ceramista, però, non ha mai condizionato l’eventuale arrivo di attività diverse. Semmai non c’è stata la capacità del pubblico di intercettarle, qualora fossero esistite. Se ci fossero sarebbero ben accette".

 

Da quale direzione potrebbero venire queste alternative?

 

"Non è semplice dirlo. Una cosa, perà, va sottolineata. Non possiamo continuare ad investire in servizi e terziario. Abbiamo bisogno di imprese manufatturiere. Negli ultimi anni si era pensato che il sistema anglossassone fosse vincente e che un paese come l’Italia potesse vivere di terziario, servizi e commercio. Quello che sta accadendo in questi ultimi mesi dimostra il contrario. Abbiamo bisogno di imprese manufatturiere che devono essere sostenute in modo trasparente. In passato, a livello sovracomunale, sono state finanziate le delocalizzazioni delle imprese. Oggi registriamo il paradosso che esistono delle imprese che in Italia ricorrono alla cassa integrazione e spostano le produzioni all’estero. C’è bisogno veramente di un riequilibrio del sistema che altrimenti è destinato ad implodere perché in questo modo non è possibile andare avanti".

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