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ANNO III

N.11

Novembre 2009

Mensile edito a cura dell'Accademia dei Romiti - Direttore responsabile Valerio Anderlini
Redazione: Gualdo Tadino, Viale Don Bosco 68 - Tel / Fax 075 91 67 42

Accademia dei Romiti
       
       
 
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Influenza A

Il Ministro:Arieggiare i locali

A Branca come la mettiamo con l'ospedale moderno con dalle finestre sigillate?

 

Continuità o discontinuità?

Questo è il problema.

È cambiato vento, ricordarsi perché”, titolava nello scorso numero l'amico Francesco Calai, un messaggio ai nuovi Amministratori e, come Francesco, si sente spesso sussurrare “ qui non è cambiato niente ”, tanta era l'attesa per i primi passi dei nuovi Amministratori che, per la verità, nei primi cento giorni han dato più l'immagine di garantire la continuità con il passato che non di cercare la discontinuità; ed a consolidare questa immagine contribuirà la imminente raffica di notifiche inviate dalla Ditta Bedei, in fatto di ICI ecc. relative agli anni passati, alla cui esecuzione i nuovi Amministratori sono tenuti per non incorrere nelle ire della Corte dei Conti.

C'era attesa di novità nella gente, tuttavia nelle pubbliche Istituzioni esistono delle norme, prima di tutto quella della continuità istituzionale, anche in caso di sconvolgimenti politici, e pertanto, qualsiasi cambiamento non può prescindere dagli impegni assunti dai predecessori (contratti, appalti ecc.); persino l'autorevole precedente storico della Russia uscita dalla Rivoluzione di Ottobre nel 1917 che tentò di sottrarsi dal rispetto di certi impegni, non ebbe successo.

Detto questo, tuttavia, va dato atto ai nuovi amministratori di quanto hanno già fatto: provvedimenti a sostegno delle famiglie che non hanno avuto accesso all'asilo comunale per incapienza del medesimo, riapertura della scuola di musica, abolizione della odiosa tassa sui passi carrabili dal prossimo anno, scaglionamento della riscossione delle annualità arretrate dei tributi comunali, e non si può negare un cambiamento nei rapporti amministrati/amministratori.

Certo non gioca in favore della popolarità dell'Amministrazione la gestione del “continuum” come il trascinarsi delle diatribe con Umbra Acque o di certi lavori pubblici, o il riparlare di cave, mentre cittadini danneggiati da improvvidi atti conseguenti al Piano Regolatore e all'ICI, invocano con sollecitudine la revisione di uno documento concepito come aberrante strumento di politica fiscale più che urbanistica.

È un cammino tutto da percorrere quello dei cambiamenti attesi dall'opinione pubblica; le cause del malcontento sfociato nella debacle dei precedenti amministratori si chiamano Ospedale Calai, acqua, cave, politica fiscale; assumere atti deliberativi per disinnescare queste mine è d'obbligo, prima che il momento di popolarità di cui gode l'amministrazione sia eroso dal tarlo del malcontento, alimentato dal venticello che “non è cambiato niente”..

 

 

Pozzi Corcia e Rigali

Il Comitato Rio Fergia torna all'attacco: chiudeteli

I gruppi di maggioranza e di opposizione procedono in ordine sparso

Riccardo Serroni

La sala consiliare, l'8 ottobre, era di nuovo gremita come pochi mesi fa, ogni qual volta si discuteva sui temi delle nuove concessioni richieste dalla Idrea-Rocchetta. Il Comitato Rio Fergia era presente in massa a sostenere la proposta della loro rappresentante (sotto forma di un ordine del giorno) Simona Vitali che chiede la chiusura dei pozzi di Corcia e Rigali a seguito del pronunciamento del Tar che ha bloccato le concessioni della Regione e le autorizzazioni del Comune.

L'OdG Vitali, così com'è impostato, non piace né alla maggioranza né alla minoranza e prima della discussione è la stessa Vitali a chiedere una sospensione per concordare eventuali emendamenti tra i capigruppo. La riunione va per le lunghe e quando riprende la seduta la Vitali illustra le modifiche apportate a penna sul documento originario. Poi a braccio esprime il suo pensiero e quelle del Comitato: c'è la sentenza del Tar ed i pozzi vanno chiusi perché non sono in sicurezza e c'è il pericolo di inquinamento. Il sindaco Morroni, a sua volta, delinea la posizione della giunta. La Regione ha assicurato sulla messa in sicurezza dei pozzi ma sul ripristino della situazione ambientale preesistente con la cementificazione definitiva degli stessi al momento non è possibile far nulla; c'è in atto un ricorso dell'Idrea- Rocchetta. E come mediazione proponeva un emendamento all'OdG della Vitali in cui si sosteneva di “continuare l'impegno nei confronti dell'istituzione competente per sollecitare tutti gli atti di precauzione” e di “ripristino dei luoghi, di tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini fino a valutare la possibilità estrema di chiudere i pozzi”. La votazione scompaginava le posizioni. Per la mozione del sindaco votavano il PDL (ma Olga Fioriti, per non votare contro, è uscita) ed i consiglieri Balloni e Fiore; il PD si asteneva; Fausto Cambiotti e Gianluca Graciolini votavano invece contro (I Progressisti non partecipavano ai lavori del consiglio mentre i socialisti erano già usciti, ma Scassellati aveva annunciato il suo voto contrario alla proposta Vitali). Giallo, infine, sulla votazione per l'OdG Vitali (votato da Graciolini e Cambiotti) perché è stato messo erroneamente a votazione quello originario, e non quello emendato (e per questo errore Graciolini annuncia una richiesta di sfiducia per il presidente del consiglio comunale Eduardo Vecchiarelli).

Sulla divisione della maggioranza si è accesa successivamente una scaramuccia alimentata da Graciolini (Rifondazione) e Presciutti (PD) e dalla Lega che “stigmatizza il comportamento della Giunta e dei Consiglieri di maggioranza che a parole difendono gli interessi della collettività e con i fatti fanno il contrario” e che organizza anche una manifestazione a sostegno del Comitato.

I gruppi di maggioranza rispondo in maniera congiunta e definiscono l'episodio “una semplice diversità di vedute su questioni meramente tecniche e non una divisione della maggioranza”.

Al di là dell'interpretazione politica sull'episodio, ci si chiede quali potrebbero essere le posizioni future in materia nel caso che la Consulta di Stato dovesse accogliere il ricorso dell'Idrea-Rocchetta. È prevedibile, infatti, che il Comitato Rio Fergia si metterebbe di traverso per impedire i lavori per la captazione che a quel punto diventerebbe legittima. Cosa farà, a quel punto, il Comune? Appoggerà il Comitato Rio Fergia o accetterà il regolare decorso dell'iter procedurale? E cosa faranno i gruppi di minoranza che, a suo tempo (il PD non c'era ma è emanazione diretta dei DS), votarono per le nuove concessioni alla Rocchetta? Ai posteri l'ardua risposta

 

Appuntamenti

Martedì 8 Dicembre alle ore 15,30, presso sala multimediale del

Verde Soggiorno

L'Accademia dei Romiti e L'Azione Cattolica presentano

“Dal Rio Secco al Rio delle Amazzoni”

cento anni di missionari gualdesi in Brasile , di

 

Valerio Anderlini, Pierluigi Gioia, Marta Ginettelli.

Interventi di Sua Ecc. Mons. Sergio Goretti,

...................

Coordina Carlo Catanossi.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

 

 

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Primarie PD

A Gualdo fronte anti Progressisti

A Gualdo per le primarie hanno votato 833 elettori: 494 voti (59,30%) sono andati a Pierluigi Bersani; 264 (31,70%) a Dario Franceschini; 88 (8,16%) ad Ignazio Marino; 7 sono risultate nulle. Per la segreteria regionale a Lamberto Bottini (lista Bersani) sono andati 472 voti (56,66%); ad Alberto Stramaccioni (lista Franceschini) 275 (33,02%); a Marinelli (lista Marino) 53 (6,36%); bianche e nulle 33 (3,96%).

La tendenza locale, quindi, rispecchia quella nazionale (ma non quella regionale dove Bottini è rimasto al di sotto del 50%). Ciò che interessa, però, è l'evoluzione delle diatribe gualdesi tra le varie componenti. A leggere i dati dell'assemblea congressuale (di cui ci siamo occupati nel numero scorso) sembrerebbe che il partito a Gualdo è in mano ai bersaniani. Ma così non è. Il gruppo Bersani, infatti, è a sua volta diviso in due tronconi: quello che fa capo al segretario attuale Felice Berrettini e Luciano Recchioni e quello che fa capo ai progressisti Pedana e gli ex assessori Pascolini e Garofoli. E' sbagliato, però, metterli insieme perché il loro cammino comune è soltanto episodico, una coincidenza legata alle primarie, tanto è vero che a Gualdo si sono presentati con due liste separate: la lista dei Progressisti ha preso 85 voti, la lista di Recchioni 42 voti e la lista Franceschini 110 voti. E la necessità di non metterli insieme non è una nostra libera interpretazione, ma una richiesta esplicita dei bersaniani non Progressisti che, in un documento, invitano ad interpretare la situazione di Gualdo con un'altra chiave di lettura mettendo insieme, cioè, i franceschiniani ed i bersaniani non Progressisti che con 152 voti rappresentano la maggioranza schiacciante: “E' ormai palese che con soli 85 voti su 249 totali il progetto (meglio la bozza di progetto...) degli abbondantemente ex-assessori è giunto al capolinea” è il commento dei dirigenti PD che non chiudono, però, la porta a chi vuole andare a Canossa: “Coloro che finora li hanno sostenuti, iscritti e simpatizzanti, che vorranno riprendere la strada dell'impegno serio e regolare all'interno del partito, troveranno le porte aperte poiché, a differenza di chi lavora per la divisione, il PD gualdese ha lavorato e continuerà a sostenere il recupero dell'unità e della forza morale e disinteressata della politica, condizione essenziale per restituire al PD gualdese il ruolo centrale e da protagonista che gli compete nelle vicende della nostra città”. Posizione condivisa anche dai franceschiniani di Massimiliano Presciutti: “Ora occorre lavorare alacremente, a prescindere dalle mozioni, anzi accantonandole definitivamente, per costruire anche a Gualdo Tadino un partito che sappia guardare avanti, che torni a fare politica tra e per la gente, che punti su un forte rinnovamento della propria classe dirigente e valorizzi tutte quelle energie giovani e positive che in questi mesi hanno dimostrato interesse e voglia di spendersi e fare politica”. Fronte comune anti Progressisti, quindi.

Il rendez vous nel prossimo congresso della sezione di Gualdo che si terrà, probabilmente nei primi mesi del 2010 (R.S)

 

 

Cambiotti: “Ho cose più importanto cui pensare”

Sono stati insieme nella Sinistra Arcobaleno lo spazio di un mattino, poi ognuno per conto suo, su strade anche contrapposte. Gianluca Graciolini, capogruppo di Rifondazione Comunista (è in realtà capogruppo di se stesso perché Rifondazione ha un solo consigliere ma istituzionalmente è quella la carica che ricopre), dopo essere ritornato all'opposizione, ha riscoperto una vis polemica vivace. Prende posizione su tutto, ha attivato due blog ed ha punzecchiato in maniera particolare Fausto Cambiotti. Prima lo ha “rimproverato” per conservare due cariche (presidente Easp e capogruppo consiliare del gruppo Sandra Monacelli Sindaco”) invitandolo a sceglierne una e dimettersi dall'altra, poi ne ha sottolineato la scelta singolare di andare a votare nelle primarie del PD (unitamente a Paolo Fiore) chiedendosi se non fosse un segnale per una prossima disgregazione della maggioranza o piuttosto un segnale del sostegno all'attuale maggioranza di un partito trasversale che comprende anche una parte del PD. Fausto Cambiotti, da noi interpellato, non dà molto peso alle punzecchiature del suo ex alleato: “Non è attaccando me che recupera i voti che ha perso anche nelle ultime elezioni” commenta.Nello specifico delle due problematiche sollevate la sua posizione è questa.

Questione incompatibilità: “ Non esiste incompatibilità perché il mio incarico, oltre ad essere gratuito e quindi sostanzialmente in regime di volontariato, deriva dalla nomina diretta del sindaco, non del consiglio. Quindi il sindaco, se ritiene che non vado bene, può in qualsiasi momento rimuovermi dall'incarico”.

Voto primarie : “ Io ho sempre detto che politicamente non appartengo a questa maggioranza perché sono di centro sinistra. Sto con questo gruppo soltanto per portare avanti dei progetti condivisi, non per condividerne posizioni politiche. Quindi, andando a votare per le primarie, ho solo esercitato un mio diritto”.

Poi, tanto per far capire di avere cose molto più importanti da fare, preannuncia un grosso progetto per l'EASP: “Stiamo lavorando ad un progetto enorme per aumentare il numero degli ospiti anche con nuovi servizi (ad esempio la degenza per malati terminali) fino ad occupare l'intero Calai e conseguentemente i posti di lavoro”. I tempi? “Prima bisognerà adeguare la struttura, quindi sui tempi non ci possiamo sbilanciare anche perché sarà determinante l'apporto della Regione. Penso, però, che nel giro di un anno o un anno e mezzo si possa procedere al trasferimento”.

Torneremo sull'argomento nel prossimo numero.

Ric.Ser

 

 

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Controcanto

La castagnata

di Carlo Catanossi

Si da il caso che io abbia preso in affitto (regolarmente registrato) un bel pezzo di castagneto sotto monte Maggio. Si da anche il caso che sul finire dello scorso inverno abbia provveduto alla pulizia (disboscamento) di una parte dello stesso al fine di verificarne le condizioni e lo “stato di salute” . Si da, infine, il caso che io abbia deciso di portare il mio figlio piccolo per due domeniche consecutive a passeggio sullo stesso castagneto con lo scopo, non tanto recondito, di raccogliere le “nostre” castagne.

Orbene, ecco cosa è successo.

Il primo giorno siamo partiti con calma dopo la messa di prima mattina. Sulla strada c'era una certa coda che rallentava la marcia già disagevole di per sé a causa del fondo stradale sconnesso. Arrivati allo slargo che fa da parcheggio prima sorpresa: accanto a tante macchine targate PG c'erano un folto gruppo di auto con chiara indicazione della provenienza dalla provincia di Ancona. Da queste scendevano a frotte giovani famiglie con stuoli di bambini (ben più piccoli di mio figlio). Saranno state almeno cinquanta persone con non meno di dieci auto. Le stesse persone che dopo una buona mezz'ora ci siamo trovati sul nostro cammino. È bastata qualche domanda per saperne di più. Provenienti da Falconara venivano a passare la domenica con l'idea di portarsi a casa le castagne per le sere d'inverno (evidentemente anche al mare fa piacere mangiare caldarroste).

La seconda domenica c'è stata una evoluzione: la strada era più agevole. Con un mezzo meccanico qualcuno (l'Amministrazione?) ha provveduto a sistemare la strada di accesso al parcheggio facilitando così l'arrivo delle auto. Ed il parcheggio era anche in questa occasione affollato di auto. La targa prevalente era però quella facente riferimento a Pesaro Urbino.

Situazione che si ripete (con la simpatica variabile che una signora mi chiede se siamo venuti anche noi a “rubare” castagne!) con alcuni particolari in più. La gita turistica questa volta riguarda alcuni colleghi insegnanti in una scuola di Pesaro che, sempre con ragazzi al seguito, non hanno di meglio da fare nelle loro domeniche. In questo caso addirittura si erano informati presso la Forestale (quale?) sulla possibilità di raccolta ed avevano avuto il “permesso” di raccogliere in tutto il castagneto che non fosse recintato.

A questo quadretto domenicale potrei aggiungere che nella giornata media della settimana, nei primi giorni di ottobre, c'erano oltre cinquanta, dicasi cinquanta, auto parcheggiate nel solito spazio appartenenti a persone che, diciamo così, passeggiavano nel bosco e che, in una di queste mattine, intorno alle cinque, c'erano già tredici auto di “passeggiatori”.

Dunque qualche considerazione. Il castagneto è proprietà privata, è tutto di proprietà privata. La proprietà privata (ormai da qualche anno per tutti ) non è un furto; andare sulle proprietà altrui a raccogliere frutti potrebbe essere, oltre che moralmente, anche legalmente problematico. E non uso il condizionale perché non ne sia convinto ma perché sono consapevole di quanto sia controcorrente questo discorso.

In questo caso è ormai inveterato l'uso di andare sulle proprietà altrui senza alcun ritegno (magari incoraggiati da chi aggiusta le strade) e la cosa si sta diffondendo ad avventori provenienti dalle province limitrofe. Potrei ancora capire se la cosa fosse riferita ai tempi in cui la castagna era un sostentamento, ma oggi che è solo un diletto (anche se un costoso diletto visto i costi al fruttivendolo) non credo ci siano scusanti per comportamenti leggeri.

Un discorso a sé merita invece la questione del “turismo del furto”.

Mi vado chiedendo quale sia l'idea che sta passando delle nostre proprietà montane, chi stia assecondando tale messaggio e fin dove si spingerà (prima o poi dovremo anche parlare dei prati di Valsorda e della proprietà Comunale con relativi Usi Civici. Mi chiedo anche se questa potrebbe costituire una strada interessante per la città e se dobbiamo eventualmente organizzare meglio la cosa.

Vi assicuro che non sto facendo ironia su questa vicenda, anche se credo che non si possa ancora una volta assistere al fatto che solo qualcuno sia chiamato a pagare per il vantaggio di tutti.

 

Ente Giochi

Le dimissioni di Giuseppe Ascani

L'aveva preannunciato “Dopo i Giochi lascio”. All'Ente non volevano crederci ma quando è arrivata la lettera ne hanno dovuto prendere atto. I tentativi per farlo recedere sono stati intensi ma non convincenti. Il primo Presidente dell'Ente Giochi Giuseppe Ascani è stato irremovibile: “Mi dimetto”. Nella conferenza stampa organizzata insieme all'Ente Giochi (il Gonfaloniere Paolo Campioni, i priori Carlo Petrozzi e Stefano Franceschini, il tesoriere Claudio Bassetti) ne spiega le motivazioni: “Sono stati tre anni intensi, con grandi soddisfazioni per le numerose iniziative intraprese dalla stipula della convenzione per le taverne e la nuova sede dell'Ente, alle nuove stalle, il risanamento economico dell'Ente, le iniziative editoriali, l'approvazione dei regolamenti dei Giochi e della sfilata, gli eventi con i festeggiamenti del trentennale e, da ultimo, il riconscìmento del patrocinio da parte del Ministero dei Beni Culturali. Oggi non ho più l'entusiasmo necessario ed io ritengo che quando non ci sia più la spinta dell'entusiasmo è opportuno lasciare spazio a qualcun altro”. Il Gonfaloniere esprime tutto il suo rammarico per la decisione di Ascani (“Gualdo perde una grande persona ed una persona molto competente”) e ricorda i passaggi per individuare ed eleggere il nuovo Presidente.
Il Consiglio dei 19 ha dato al Gonfaloniere un mandato esplorativo per ricercare uno o più candidati estranei ai Giochi e che abbiano la preparazione e le competenze necessarie. Il Consiglio dei 7 (un esecutivo composto dai quattro priori più 3 esterni) esaminerà la o le candidature e poi sottoporrà l'approvazione definitiva al giudizio del Consiglio Direttivo dei 19. Incertezza sui tempi che sono strettamente correlati dal buon esito della ricerca: “Spero di concludere il tutto entro 20 giorni” ha concluso Campioni.
Parole di elogio sono arrivate al dimissionario dal sindaco Roberto Morroni: “A nome mio personale, dell'amministrazione comunale e dell'intera città ti giunga il più sentito e cordiale ringraziamento per l'impegno che hai profuso a totale disposizione della città. Le tue doti umane, unite allo sforzo di tutti i volontari che si sono mossi insieme a te nell'orbita dei Giochi, hanno permesso di raggiungere traguardi assolutamente importanti, che confermano la continua crescita della nostra manifestazione. L'ottenimento del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali rappresenta la testimonianza più alta di tutto ciò. Le tue notevoli capacità di uomo e di professionista, al servizio di un grande evento come quello che viviamo l'ultima domenica di settembre, sono divenute manifeste a tutti. Attendiamo ora di conoscere il nome del tuo successore al quale consegni una grande eredità in termini umani e professionali.”

 

 

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Scuola dell'infanzia

Un calendario su misura delle famiglie.

Concorso per idee per un nuovo nome della scuola.

La scuola dell'infanzia resterà aperta molti più giorni, compreso il periodo natalizio, quando la chiusura verrà osservata soltanto in occasione delle festività, al fine di rispondere alle esigenze delle famiglie. E' questa una delle decisioni emerse da un incontro, promosso dalla scuola dell'infanzia di Gualdo Tadino, che ha visto la partecipazione della coordinatrice Enrica Pascucci, delle insegnanti, delle famiglie e dell'amministrazione comunale, presente con il vicesindaco e assessore alla cultura Sandra Monacelli e il dirigente Cristina Sabbatini.
Nel corso della riunione sono state affrontate le questioni relative all'organizzazione del servizio e, su proposta dell'amministrazione comunale, il nuovo calendario scolastico, costruito appositamente per venire incontro alle necessità delle famiglie ed è stata anche presentata l'offerta formativa della scuola dell'infanzia.
L'amministrazione comunale ha auspicato una collaborazione attiva e fattiva tra insegnanti, educatrici e famiglie, al fine di soddisfare al meglio le esigenze dei bambini.
“Le attività offerte dal nido d'infanzia comunale sono volte ad accompagnare i piccoli nelle fasi della loro crescita – evidenzia il vicesindaco Sandra Monacelli – Hanno lo scopo di far loro imparare a stare bene, a conoscersi e a sentirsi parte di una comunità, per crescere nella conquista delle autonomie, nella libertà di potersi esprimere con i molteplici e significativi linguaggi che caratterizzano questa fascia di età. L'asilo nido intende rispondere, attraverso una stretta collaborazione con le famiglie, ad un continuo scambio di informazioni, esperienze e momenti formativi per assicurare una crescita serena del bene più prezioso: i bambini.”
Al vaglio dell'amministrazione comunale anche il cambio di intitolazione del nido di Largo Zagabria. “ Non è possibile che una struttura rivolta all'infanzia resti dedicata al Maresciallo Tito, il dittatore dell'ex Jugoslavia, che, come la storia ci ha raccontato, non era affatto un pedagogo o un esempio di educatore – commenta il vicesindaco Monacelli – A tal proposito intendo promuovere da subito un concorso di idee aperto ai bambini e agli istituti per avere delle proposte sul nome più adeguato da assegnare alla scuola dell'infanzia di Gualdo Tadino.”

 

La stagione di prosa

In una conferenza stampa l'assessore alla cultura e Vice Sindaco Sandra Monacelli ha presentato la stagione di prosa 2009-2010, organizzata in collaborazione con il Teatro stabile dell'Umbria e l'UniGualdo, che si articola in 7 spettacoli (5 presso il Teatro don Bosco, uno al Teatro di Gubbio ed uno al Teatro Morlacchi) dal 18 novembre al 7 marzo.
Il 18 novembre si inizia con Ultima chiamata, regia di Pino Quartullo; il 3 dicembre va in scena Pene d'amor perdute di William Sakespeare, il 14 o 21 gennaio Elektra per la regia di Marco Grosso; il 1 febbraio, presso il Teatro comunale di Gubbio, sarà la volta di Nuvole di Aristotele, per la regia di Antonio Latella, il 21 febbraio va in scena I fisici per la regia di Emiliano Brioschi, martedì 17 marzo è la volta di Manca solo la domenica , da Pazza è la luna di Silvana Grasso, ed infine il 4 o il 7 marzo si chiude presso il Teatro Morlacchi di Perugia con Sei personaggi in cerca di autore , di Pirandello, per la regia di Giulio Borsetti.
Allo scopo di favorire la partecipazione sono previsti abbonamenti: per 7 spettacoli Euro 56 (ridotti 42) ed abbonamenti scuola per 4 spettacoli (Euro 13 e 9).

Informazioni presso uff. cultura Tf.075-9150265.

 

 

Riapre la scuola di musica

Il vicesindaco Sandra Monacelli: “La cultura volano per il rilancio della città”

Una delle priorità dell'amministrazione comunale è la riapertura della scuola comunale di musica, chiusa quattro anni fa. I locali sono stati individuati presso la palazzina ex Inam, in piazzale dei Giardini, già sede della scuola, che saranno sottoposti ad una revisione degli impianti. “ Stiamo procedendo nella linea di dare al più presto esecuzione al provvedimento – afferma il vicesindaco Sandra Monacelli – così da riattivare questo servizio nonostante il difficile momento sotto il profilo economico. La cultura e gli strumenti culturali dovranno rappresentare uno dei volani per il rilancio della città. L'educazione musicale, oltre che una disciplina scolastica, rappresenta un alto impegno culturale che vuole favorire non solo studenti e appassionati, ma vuole saper creare una coesione sociale forte, che è indice dello stare insieme.”
La scuola comunale di musica si doterà di un comitato scientifico che si occuperà delle didattiche e delle iniziative (manifestazioni, concerti, ecc.) da realizzare durante l'anno. Sono in corso esplorazioni per verificare i corsi da attivare. A tal proposito l'assessorato ha inviato alle scuole una lettera nella quale gli studenti interessati possono indicare gli strumenti musicali di preferenza. In base alle scelte degli allievi, il comitato scientifico, che coordinerà l'attività della scuola di musica, deciderà le discipline da inserire nel programma.

 

 

I quarant'anni dell'Istituto Geometri

Alberto Cecconi

Grande festa per il quarantennale della fondazione dell'Istituto tecnico per geometri. Ed insieme tante intitolazioni: l'istituto ha assunto il nome del pittore Matteo da Gualdo; l'aula magna è stata dedicata alla memoria del fondatore dell'Itg, l'ex direttore dell'Istituto salesiano, don Tarcisio Ciurciola; tre aule speciali dedicate alla ex preside Luciana Bonaca ed alle ex docenti Olga Brunetti Giubilei e Liliana Strona Guerra.
E' stato anche distribuito il libro-annuario celebrativo. C'erano docenti ed alunni di oggi e del passato, molti diventati apprezzati professionisti di successo, che operano nel territorio umbro e di altre regioni. Gli onori di casa sono stati fatti dal decano dei docenti, Giuseppe Maucieri e dalla dirigente scolastica Tullia Maggini. Tanti gli interventi che hanno toccato temi e ricordi del passato e delle prospettive: tra questi, quelli degli ex alunni Roberto Morroni, il sindaco e dell'assessore Giuseppe Pompei di Gualdo, di Mario Mischianti dell'Ordine dei geometri di Perugia, di don Nicola Cupaiolo, attuale direttore dei Salesiani che con don Ciurciola fondarono l'Istituto nel 1968 insieme alla Pro Tadino, dell'ex docente Alberto Cecconi, dell'ex preside Enzo Buonacucina, dell'ex segretario Franco Bazzurri, della vicesindaco Sandra Monacelli, degli assessori Silvano Rometti della Regione e Giuliano Granocchia della Provincia, dei tecnici Guido Castellini dell'Università di Perugia e di Alessandro Negrini dell'Alp, l'associazione dei laboratori di prove sui materiali.
La benedizione da parte del parroco don Gianni Brunetti con la scopertura delle targhe delle intitolazioni ha chiuso i festeggiamenti.

 

 

Un gradito riconoscimento

Gentile dr. Anderlini,
nell'ambito di una corrispondenza intercorsa sulle pubblicazioni gualdesi, sono stato informato che purtroppo le Edizioni “Eco del Serrasanta” non esistono più, fagocitate dall'attuale sistema che
distrugge chi fa cultura sul territorio.
Avendo però visto la straordinaria bibliografia retrospettiva da voi riversata sui vostri siti (davvero esemplare), sono restato colpito da alcuni titoli abbastanza recenti di agiografia locale, pubblicati
appunto da Serrasanta. Sono informato che forse alcune giacenze provenienti dalla soppressa Casa Editrice sono ancora disponibili. Me lo può confermare?
Grazie, è un piacere saldarsi con realtà così vive e appassionate, ancorché - ahinoi - poste - con indecoroso strabismo politico e culturale - ai margini dei pubblici bilanci.
Buon lavoro, con ogni cordialità

Prof. Antonio Diano
Università di Venezia

Nota : è un gradito riconoscimento per una lunga e disinteressata attività che, a quanto pare, da qualcuno viene apprezzata più che a casa nostra, confermando che....” nemo propheta in patria” .

 

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A colloquio con Mario Moriconi, Amministratore Delegato della Tagina

“Abbiamo lanciato il marchio Tagina”

Una struttura commerciale giovane che tutto il giorno sta sul campo - Aggrediti i mercati di tutto il mondo

Riccardo Serroni

La crisi economica mondiale è da mesi al centro dell'attenzione quotidiana. Più sfumato è il dibattito a livello locale, anche se la questione Merloni è drammatica con una perdita secca di un migliaio circa (nel comprensorio della fascia appenninica) di posti di lavoro. E per il resto? Un punto di riferimento è la Tagina, la nostra più grande azienda da anni leader mondiale nel campo della piastrella. Abbiamo incontrato l'amministratore delegato Mario Moriconi e ne viene fuori un quadro che in qualche modo ci rasserena e ci restituisce fiducia per il futuro:

La situazione generale non è delle migliori. Ci troviamo nel mezzo di una crisi mondiale derivante da situazioni finanziarie che hanno portato prima ad una degenerazione del tessuto finanziario e patrimoniale e, poi, di quello industriale. Di conseguenza anche il nostro settore è stato penalizzato, anche se una piccola flessione l'avevamo messa nel conto. Agli inizi di questo nuovo secolo c'è stato un trend positivo dell'edilizia. Normale quindi che ci si attendesse una successiva flessione. La concomitanza della crisi ha reso più grave la situazione nel nostro settore che in generale, rispetto al 2008, perde mediamente il 35% del fatturato. Si deve poi aggiungere che oltre al calo del fatturato c'è una contrazione della produzione perché tutti stiamo cercando di monetizzare diminuendo le scorte di magazzino per ridare linfa alle aziende ”.

Queso è il quadro generale del settore delle piastrelle. E Tagina?

“Tagina si trova in una posizione leggermente diversa perché registriamo un calo del 20% rispetto all'anno scorso. E per noi, se alla fine dell'anno confermassimo questo dato, sarebbe un piccolo

successo”

In termini occupazionali che cosa comporta?

“Non c'è stata nessuna riduzione del personale. Ci siamo soltanto limitati ad introdurre negli ultimi quattro/cinque mesi un periodo di cassa integrazione in qualche reparto dove la crisi si faceva più sentire perché ha colpito in particolare qualche settore della nostra produzione”.

Ad esempio?

“Un calo notevole l'abbiamo registrato nei paesi dell'ex Unione Sovietica dove eravamo molto presenti. Sono venute quindi a mancare le risorse di questi paesi ad alto valore aggiunto con un prezzo mediamente doppio rispetto a quello che è il prezzo medio Tagina. Per cui la decorazione e tutto ciò che poteva servire per assemblare un bagno ha avuto una flessione”.

Il ricorso alla cassa integrazione si prevede anche per il futuro oppure no?

“Sì perché il nostro settore soffre anche di un problema di stagionalità. D'inverno l'edilizia è ferma, soprattutto nei paesi del Nord Europa. Per cui è prevedibile che arriveremo con questa situazione a fine marzo ed inizio aprile quando riteniamo che si possano rimettere in moto le cose perché riteniamo che certi paesi possano riprendere la marcia dopo il periodo di crisi”.

In quale direzione vi siete mossi? Avete cercato di aggredire anche i mercati di nuovi paesi?

Certamente. Noi non siamo stati fermi ma abbiamo fatto investimenti importanti nel marketing. Alle tradizionali fiere di mercato negli Stati Uniti, a Mosca ed al CERSAIE di Bologna abbiamo aggiunto per la prima volta una fiera a Londra, il fuori salone al salone del mobile a Tortona con la presenza di designer molto importante. Una presenza massiccia, in questa occasione, e con grande nostra soddisfazione per il pubblico ed i contatti. Abbiamo operato bene nella vecchia Europa che per noi è sempre il mercato di riferimento soprattutto in Germania e Francia. Abbiamo anche allargato il nostro numero di clienti fin dove era possibile. A febbraio abbiamo fatto una joint-venture con un partner cinese con un contratto di tre anni per un prodotto in esclusiva. E devo dire che è un contratto di soddisfazione oltre che di fatturato. Accanto a questo stiamo cercando di aprire dei mercati nuovi come l'India che aveva operatori presenti in maniera massiccia al CERSAIE di Bologna. In Medio Oriente siamo sempre presenti con bei contatti in Arabia, si stanno riprendendo i contatti anche con altri paesi orientali come la Corea o come il Brasile dove l'economia sta ripartendo. Siamo presenti, quindi, in tutto il mondo a 360 gradi con grande impegno. I nostri ragazzi sono fuori dalla mattina alla sera per tutte le settimane. Quindi non ci siamo chiusi a riccio ma abbiamo affrontato la crisi di mercato con decisione”.

In Italia?

“Copriamo in maniera capillare il territorio nazionale con funzionari diretti che sovrintendono il lavoro degli agenti di vendita. Abbiamo cinque capiarea, per l'estero ne abbiamo sette”.

Qual è il rapporto tra l'esportazione e la diffusione del prodotto in Italia?

“Per l'export siamo dal 55 al 60% e puntiamo ad incrementarlo al 65%”

Una presenza così totale richiede una grande organizzazione:

“Con la globalizzazione oggi è più facile raggiungere paesi che fino a ieri era impensabile contattare. Noi andiamo in Kazakistan, nei paesi del Baltico, la Russia è ormai diventata casa nostra. È chiaro che le strutture vanno adeguate. Occorrono persone giuste che visitano questi paesi, ci vogliono strutture operative nei paesi dove crediamo che ci sia mercato. È tutto un discorso che grava molto sul fatturato della nostra azienda ma che oggi è indispensabile”.

Moltissimi industriali si lamentano per come vengono trattai dalle banche. Anche a Gualdo c'è questo problema?

“Registriamo problemi da parte dei nostri clienti che tutti i giorni ci chiedono rinnovi, un sostegno. Quindi c'è una situazione pesante nella realtà creditizia, ma non per Tagina. Noi, su questo versante, siamo stati sempre lungimiranti, abbiamo fatto e facciamo ricorso a nostre risorse finanziarie. Oggi, come ieri, non facciamo ricorso ai crediti bancari. In 35 anni abbiamo sempre lavorato con i soldi nostri. Pertanto possiamo affrontare la situazione in maniera più serena rispetto a quelle aziende che sono condizionate dai crediti bancari. E di questo dobbiamo dare atto a tutti i soci dell'azienda ed al consiglio di amministrazione”.

In molti settori c'è lo spauracchio dei Cinesi. Per Tagina, che punta ad un prodotto di elevata qualità, questo problema esiste in misura minore:

Devo dire che tre o quattro anni fa era un problema molto più sentito. Si sono presi fette di mercato sempre più importanti con prezzi che rasentano i costi di produzione. Ma nel mondo si è verificato qualcosa che ha cambiato un po' i termini del problema. Oggi anche chi può spendere cerca di risparmiare. Punta ad un prodotto di qualità ma ad un costo contenuto. Però noi ci presentiamo sempre con prodotti all'avanguardia, stiamo sempre alla ricerca di nuove proposte, andiamo in fiera in maniera sempre consona rispetto a quella che è la nostra tradizione. Ad esempio al CERSAIE abbiamo proposto Joe, la nostra ultima collezione che prosegue l'esperienza della lavorazione dei metalli messa a punto tre anni fa con Meat-alle e con Fucina che nessuno, per quanto ne sappiamo, ha saputo copiare e che ci dà molte soddisfazioni nelle vendite. Quest'anno, poi, abbiamo fatto un ulteriore salto di qualità lanciando il made in Tagina. E questo per noi vuole dire molto perché è un marchio che abbiamo curato ed è sinonimo di qualità, di rispetto delle regole nel mondo. È un marchio che garantisce molto i nostri acquirenti”.

Il rapporto con Laura Biagiotti è tutt'ora in essere?

“Il rapporto con Laura Biagiotti è stato molto importante per noi ma dopo 25 anni si chiuderà il 31 dicembre. È arrivato il momento di fare altre scelte nel campo del designer”.

Per concludere possiamo dire che per Tagina il bicchiere è mezzo pieno?

Nel settore in genere il bicchiere è mezzo vuoto. Io, però, sono un ottimista per natura e per Tagina vedo il bicchiere mezzo pieno anche se ci sono problematiche che vanno affrontate tutti i giorni. Nel tempo ci siamo creati una struttura commerciale molto valida che ci consente oggi di intraprendere qualsiasi percorso anche se distante e difficoltoso. Abbiamo una struttura commerciale giovane ben avviata che tutte le settimane sta sul campo di battaglia. Al di là della vecchia società che è rimasta tutt'ora in piedi, ci sono i giovani, i nostri figli che stanno interpretando in maniera molto responsabile una realtà come questa”.

 

 

15 novembre a Boschetto

Una Messa per il lavoro

La notizia ha avuto una vasta eco sui quotidiani regionali. Il parroco di Boschetto Don Franco Pascolini ha annunciato la celebrazione di una Messa per domenica 15 novembre (ore 16,00) con la presenza del Vescovo Mons Domenico Sorrentino a sostegno del lavoro. Naturalmente, in questa iniziativa, non c'è niente di mistificatorio. Il momento di preghiera non è finalizzato alla richiesta di lavoro indirizzata al Padreterno ma a porre la questione lavoro al centro dell'attenzione generale. Ecco il comunicato integrale diffuso da Don Francesco:

“ La Comunità di Boschetto-Gaifana -Col Sant'Angelo- Colle di Nocera Umbra, da sempre terra di frontiera, di emigrati ed immigrati è fortemente colpita dalla attuale crisi economica. Decine e decine di nuclei familiari o sono rimasti senza lavoro o sono in cassa integrazione da mesi e con scarse prospettive di ripresa. Le famiglie che lavoravano alla Merloni di Nocera  Umbra,stabilimento che qui a Colle occupava oltre 1200 persone,tante attività dell'indotto collegate,le decine di piccole aziende  individuali o di due o tre persone che lavoravano in edlizia per il dopo terremoto si trovano ad affrontare un inverno durissimo.In questi giorni come parroco ho raccolto  anche il grido d'allarme di tante attività commerciali della fascia appenninica che si vedranno costrette a chiudere.
La nostra Comunità rischia di disgregarsi,di dover rifare le valigie e ripartire alla ricerca di lavoro.Il tessuto sociale già fortemente provato dal terremoto si sta ulteriormente disgregando e il disagio  si fa strada con allarmante recrudescenza - vedasi i continui arresti per droga effettuati dalle Forze dell'Ordine nel territorio gualdese e non ultimo il sequestro di un laboratorio ghetto  - a Nocera Umbra -dove adulti e bambini Cinesi venivano tenuti prigionieri  e fatti lavorare come schiavi.
Come uomo di Chiesa sento, umilmente, il dovere di richiamare l'attenzione di tutte le Istituzioni Pubbliche,le Forze Sociali,i singoli Cittadini ad un memento di riflessione e di preghiera per attuare una forte iniziativa condivisa  e partecipata necessaria  per superare questa difficile situazione.
Per evitare che le sofferenze e le difficoltà delle nostre popolazioni cadano nel dimenticatoio ,come parrocchia terremo una santa Messa dedicata al lavoro  il giorno di domenica 15 novembre 2009 alle ore 16.00 presso la chiesa di Boschetto.La messa sarà celebrata da Monsignor Domenico Sorrentino Vescovo della Diocesi di Assisi.Inviteremo alla giornata di preghiera e di riflessioni tutte le autorità,le Forze Sociali e i Cittadini di buona volontà”.


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Il Comitato per la vita Chianelli

Domenica 25 ottobre si è rinnovato l'ormai tradizionale appuntamento con il Comitato per la vita Daniele Chianelli che, in occasione del 19° anniversario della sua fondazione, ha organizzato a Gualdo Tadino, presso la Chiesa di San Francesco, una tavola rotonda sul tema “Linfomi, tumori infantili: risultati e prospettive”,

Hanno partecipato alla manifestazione, gratificata da un folto pubblico che ha gremito la chiesa, il Presidente del Comitato Franco Chianelli, il sindaco Roberto Morroni che ha svolto gli onori di casa, il prof. Franco Aversa, Direttore di Pediatria oncologica presso l'ospedale Regionale, il Dr Giuseppe Maria Milano, oncoematologo presso l'ospedale Regionale, il prof. Giuseppe Castellucci, Coordinatore della rete regionale materno infantile, il Dr Claudio Rossetti, Direttore della Pediatria dell'ASL 1 e coordinatore della rete pediatrica regionale, ed il Dr Emilio Duca, Direttore generale della ASL.

Nelle foto di Vittorio Monacelli una panoramica sul pubblico presente ed il tavolo dei Relatori.

 

 

Ottobre: i giorni, i fatti

4 - Fiera “Fra le fonti di Gualdo”

5- Rivoluzione nel traffico per il PIR in corso Piave.

7- Vaccara: costruzione di un collettore fognante.

8- Consiglio Comunale; polemiche sui pozzi della Rocchetta

9-La Vice Sindaco Sandra Monacelli incontra delegazione di studenti.

12-L'assessore Minelli presidente dell'Ambito terr. n.7.

13- Incidente stradale a Fabriano: perde la vita l'ins.Emanuela Becchetti, consorte del nostro collaboratore Gianfranco Materazzi.

15 -Grande, commossa partecipazione di folla al funerale di Emanuela Becchetti.

17 - Quarant'anni dell'Istituto Tecnico per Geometri.

A Zavattarello (PV) si parla dei Goti, Totila e la battaglia di Tagina.

18 -La prima neve sul Serrasanta e cime circostanti.

19 - Conferenza stampa in Comune: abolizione TOSAP, accertamenti TARSU, Tosap, ICI.

20 - Riapre la scuola comunale di musica.

21 - Retata ed espulsione di extracomunitari.

23 - Delegazione guidata dal V. Sindaco Sandra Monacelli, all'inaugurazione del Museo Nazionale dell'Emigrazione

25 - Personale di Giuseppe Biagioli “ Legno, forma e luce”; Giornata “Scienza, Arte e Solidarietà”; Tavola rotonda su “Linfomi, tumori infantili” dal Comitato Chianelli.

26 - Campionato provinciale di atletica Leggera riservato ai tesserati FISDIR.

27 - Annunciati provvedimenti a carico delle discariche abusive.

28 - Dimissione del Presidente dell'Ente Giochi Giuseppe Ascani

30 - Presentazione del romanzo Colle Anticodi Gianluca Sannipoli.

31- Porta San Facondino celebra la Vittoria nei Giochi de le Porte; cena di beneficenza per malati di Alzheimer presso la Taverna di San Martino

 

 

Succede anche questo!

Mercoledì 28 ottobre, ore 11, piazzale del distributore di Cerqueto; si arresta un'auto con autista, proveniente da Perugia; dallo sportello abbassato si sporge una persona dalla ricca capigliatura imbiancata, forse un professionista, comunque non è uno qualsiasi: “Scusi, credo che ci siamo persi: può indicarci la strada per Gualdo Tadino?”

La dedichiamo al Sindaco perché questo di una adeguata segnaletica, sulle strada per raggiungere la nostra città, è un problema a 360 gradi non ulteriormente rinviabile.

 

 

Nonno Mario, giovanotto di 90 anni

Lo scorso sedici ottobre nonno Mario Artedia ha raggiunto l'importante traguardo dei 90 festeggiato con immensa gioia tutti i suoi cari. Nato il 16 ottobre 1919, di avventure più o meno felici ne ha davvero da raccontare, quasi da scriverci un romanzo! Reduce di guerra, ha visitato molti Paesi, attraversando come prigioniero degli inglesi a bordo di una nave il Mediterraneo e l'Oceano Atlantico, dalle coste dell'Inghilterra sino a quelle del Sudafrica, percorrendo anche il deserto del Sahara. Fino a qualche anno fa ricordava pure un po' di inglese, parlando con un simpatico accento tutto suo e ricordando le città di Liverpool e Manchester dove lo avevano condotto. Questo forse gli è valso il soprannome di nonno Jack...alle volte mi ricordo che quando ero bambina cantava Happy Birthday in inglese....Chissà forse l'amore per le lingue un po' me lo hai trasmesso pure lui..

Tanti auguri nonno!! Sei un esempio di forza per tutti noi!! Un abbraccio da tutti i tuoi figli, nipoti e bisnipoti!!

 

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Note a margine del volume di Sergio Ponti

“Il culto di San Michele Arcangelo a Gualdo Tadino”

Il patrono, la festa, i riti e le tradizioni.

L'ottimo lavoro realizzato nel febbraio di quest'anno da Sergio Ponti, il primo di una collana, realizzato per l'Ente Giochi de le Porte, propone spunti e riflessioni che consentono di approfondire la storia, i costumi, la civiltà, la vita quotidiana di una comunità nel corso dei secoli. Leggendo l'opera, frutto di una capillare ricerca d'archivio, mi sono imbattuto in personaggi che ritengo meritino un approfondimento interpolato con il mio archivio personale.Ne tratterò al momento alcuni analizzando le prime 100 pagine della pubblicazione.

A pagina 85 si legge: consigliere Hieronomus Ariani .

Si tratta di Gerolamo Adriani, possidente, capitano militare, nato a Milano e residente prima a Perugia e poi a Gualdo dove sposò Antonia Feliziani († 10 giugno 1607). Dall'unione era nato a Perugia Cornelio Adriani, morto a Gualdo Tadino il 26 marzo 1626, sposato con Isoria Pelestrini di Perugia.

A pag. 88 si legge: Giulio Cesare Mansueto . Non era gualdese ed era sposato con donna Maria dalla quale ha avuto Mansueto nato il 7 ottobre 1584.

A pag. 92 si legge: Giovanni Francesco alias Roscio . Si tratta di Giovanni Francesco Rossi sposato in prime nozze con donna Faustina da cui ha tre figli (Giovanni Battista, Giovanni e Laudomia) e in seconde nozze con Cecilia Possenti il 29 giugno 1586 da cui ha altri tre figli (Ludovica, Benedetto e Andrea).

A pag. 92 si legge: Europio di Eliseo . Si tratta di Europio di Eliseo Balduini, priore, sposato il 3 luglio 1588 con Fabia Paoletti da cui ha avuto cinque figli (Giovanni Battista, Eliseo, Giovanni, Petrilla e Benedetto). Europio morì il 6 ottobre 1606.

A pag. 92 si legge: Giovanni Angelo di Moscatello . Si tratta di Giovanni Angelo Moscatelli sposato il 2 gennaio 1571 con donna Lucrezia da cui ha avuto sei figli (Elisabetta, Stefano, Francesco, Consolina, Cecilia e Francesca).

A pag. 93 si legge: Durantino di Giovanni di Francesco . Si tratta di Durantino di Giovanni Francesco Sinibaldi.

A pag. 93 si legge: Clemente Gramaccia . Si tratta di Clemente Gramaccia di Rigali, figlio di Antonio e Rinaldina, sposato il 10 aprile 1583 con Virginia Formenti dalla quale ha un solo figlio Berardino il 26 gennaio 1586.

A pag. 93 si legge: Donato Thega . Si tratta di Donato Tega sposato il 26 aprile 1585 con Lucrezia Neri († 18 settembre 1620) dalla quale non ha avuto eredi. Donato muore il 14 ottobre 1627.

A pag. 96 si legge: Michele Berardi, trombetto pubblico . Si tratta di Michele Berardi di Alessandro e Ginevra, sposato con donna Dorotea († 6 giugno 1617) dalla quale sono nati otto figli: Rutilia, Francesca, Michelangelo, Leandra, Sinfarosa, Costanza, Diamante e Alessandro. Quest'ultimo sposando il 10 giugno 1618 Elisabetta Paccia, darà origine al ramo ancora oggi esistente. Michele Berardi muore il 2 marzo 1617, poco prima della moglie. Il fatto che ambedue muoiano nello stesso anno fa supporre che siano deceduti a causa della peste che nel 1617 imperversava nel Centro Italia.

A pag. 97 si legge: consultore Giuseppe Guerrini . Si tratta di Giuseppe Guerrini di Simone e Dorotea nato a Gualdo Tadino il 10 gennaio 1573.

A pag. 97-98 si legge: Angelo Felice Moroni . Si tratta di Angelo Felice Moroni, nato il 4 giugno 1589 da Fabio e Felicita, sposato con Bonifacia Guerrini dalla quale ha avuto nove figli dal 1617 al 1632.

A pag. 98 si legge: Benedetto Vittori . Si tratta di Benedetto Romolo Vittori di Girolamo e Elisabetta Carnevali, nato a Gualdo Tadino il 112 marzo 1636.

A pag. 98 si legge: Gregorio Scaturzi . Si tratta di: Gregorio Scaturzi di Cosimo e Girolama Arcangeli, nato a Gualdo Tadino il 6 novembre 1638.

A pag. 99 si legge: Francesco Carlotti . Si tratta di Francesco Carlotti (San Severino Marche 1698 ca-Gualdo Tadino 1784), capostipite dell'omonima famiglia che ancora oggi prosegue la dinastia, sposato il 5 maggio 1720 con Teresa Berardi di Giovanni Angelo e Maria Lucia Cellini, dalla quale ha avuto 11 figli.

Daniele Amoni

 

 

Ritratti

Il prof Bomone

Il padre era stato uno dei medici curanti di papa Pio XI, antica borghesia papalina romana, conservatrice, non solo a difesa di privilegi consolidati, ma per incapacità a vedere il nuovo, o se visto a crederci.Naturalmente la scelta della facoltà di Medicina e Chirurgia fu, per il giovane Bomone, scontata. E subito dopo la laurea, rimanere all'università, alla corte del barone emergente di turno, fu conseguente.
Il prof. Bianchini (questo era appunto il barone in questione, o meglio il principe, come si era provocatoriamente definito, in una trasmissione televisiva, nella quale avevano tentato di metterlo sul banco degli imputati) era professionista di grande talento, ma di modi sbrigativi e a volte rozzi, ed il giovane Nessuno, per indole ed educazione incline alla gentilezza ed al garbo, avvertì da subito che quello non era l'ambiente ideale per lui.
D'altra parte la consapevolezza che qualsiasi diverso posto di lavoro, non avrebbe soddisfatto le attese in lui riposte dalla famiglia ed anche le sue, lo tennero lì sino alla pensione. Non fece una gran carriera, e non diventò un famoso chirurgo, fu uomo di seconda fila, rispettato dagli altri più intraprendenti, perché non entrava con loro in competizione. Non ebbe a soffrire la disavventura del collega Gentile, figlio del grande filosofo, ed accolto alla corte dell'altro astro della chirurgia romana, il grande Pietro Triestini: il Gentile quando la situazione politica del paese cambiò, fu mandato in provincia, in Umbria, a Gubbio, a fare il chirurgo.
Invece il prof Bomone svolse il suo lavoro sempre al Policlinico, in corsia, a seguire i malati, insieme alle monache, che formavano il nerbo del personale infermieristico. Poi venne l'ultimo giorno di lavoro, gli organizzarono un rinfresco, e se ne andò in pensione.Però, la mattina, spesso, continuava a venire in reparto, ma, con il passare degli anni, si assottigliava il numero di quanti avevano lavorato con lui.
Entrava dignitoso, ma circospetto, e se qualcuno lo salutava, uno stato di benessere correva nelle vene, e ci sarebbe stata un'altra mattina per venire. Ogni volta era come una roulette russa, egli sapeva che il giorno che nessuno lo avesse più riconosciuto, lui sarebbe morto. Non sapeva come, ma sarebbe accaduto, non era possibile pensarsi a casa senza niente da fare, senza voglie e desideri, che d'altra parte erano stati estranei anche in età più giovane.
Come le foglie d'autunno sulle piante d'Ungaretti, ogni volta camminava tremolante per gli antichi viali, e poi negli androni sontuosi tappezzati di statue e di marmo. Fu trovato una mattina nell'ascensore della sua abitazione, vestito elegante, come soleva fare quando andava al policlinico.
Nessuno seppe dire, se di ritorno o in procinto di andare.
Al funerale, dimesso, poca gente: nessuno del policlinico.

Marcello Paci

 

Follìa

Ruggero Luzi

Il mio nome è Follia.
Non l'ho scelto io, nessuno sceglie il proprio nome, comunque a me non è permesso cambiarlo; forse ne avevo un altro simile al tuo, tanto tempo fa, non lo ricordo. Pazzo, matto, squilibrato. Ora ricordo, Si, un ricordo lontano, Giulio ... ma forse non era il mio nome. No, non deve essere stato il mio nome, un mio amico si chiamava Giulio ... o Mario, non ricordo bene, non ricordo nemmeno di avere avuto un amico.
Devo essere stato bambino, si, tanto tempo fa, ma non ricordo il mio nome di bambino.
Da bambini si ha un nome che usano i tuoi geni tori per chiamarti, quando devi ubbidire, per sgridarti o, chissà, per darti un regalo. Perché non lo ricordo? Non ricordo nemmeno i miei genitori. "Ei tu!". Può essere un nome "Ei tu?" Avevo imparato a rispondere. Sempre solo, ma non soffrivo di solitudine perché guardavo gli altri, di nascosto. Immaginavo di giocare con loro, li spiavo, imparavo i trucchi, li consideravo miei amici.
A volte mi scoprivano e mi correvano dietro. "Ragazzi, guardate c'è lo scemo...”
Lo scemo. Un giorno questo è diventato il mio nome. Finalmente un nome, originale, suonava anche bene.
Ne andavo fiero, mi caratterizzava: appartenevo ad un luogo: lo scemo del villaggio.
Una identità, non ero più "Ei tu!".
Passeggiavo per il mio paese a testa alta, mi davano considerazione. A loro piaceva giocare con il mio cappello, me lo toglievano e se lo tiravano, ed io correvo dall'uno all'altro per recuperarlo.
Quel loro modo di ridere nel tirarsi il cappello, un gran divertimento per tutti: " Dai scemo, prendilo, su prendilo, e prendilo" .
I più bravi, si perché alcuni erano talmente abituati al gioco che avevano acquisito una sorta di specializzazione, mi permettevano di avvicinarmi fino al punto di prenderlo, ma poi con delle mosse di grande abilità lo tiravano .all'altro. Sguardi di grande soddisfazione. Avevo però imparato delle finte fino a che il meno esperto lo perdeva ed io potevo così recuperarlo negli insulti degli altri. Mi sentivo bravo, soddisfatto, avevo vinto al gioco del cappello.
"Arriva lo scemo! Arriva lo scemo!".
Ero l'unico ad essere annunciato, una personalità. Ho iniziato ad essere vanitoso, a stare anche sul mio, senza dare confidenza.
" Lo scemo oggi non parla. Hai perduto la voce, scemo?" Allora i bambini cominciavano a girarmi intorno urlando lo scemo è diventato muto, lo scemo è diventato muto, lo scemo è è diventato muto" .
Mi girava la testa e cominciavo a sentire male in più punti del corpo ... per i sassi.
Un altro gioco al quale però non partecipavo volentieri era il lancio dei sassi visto che il mio ruolo era il bersaglio. Correvo, scappavo, loro ridevano mi inseguivano. " Lo scemo ha perso la parola ma non l'uso delle gambe.
Guarda come corre, vai scemo, vai". E mi inseguivano urlando, sbraitando, insultando.
Mi volevano bene ed io volevo bene a loro.
Mi pagavano da bere, io non avevo sete ma non volevo essere scortese e loro mi riempivano il bicchiere, ed io bevevo, bevevo. La testa cominciava a girare.
" Lo scemo è ubriaco. Guarda telo non si regge in piedi". Ridevano, s i divertivano un mondo. Mi spingevano, io cadevo, nelle vertigini, nella visione doppia, sfumata, annebbiata.
Per la strada a vomitare negli insulti di chi passava: "Schifoso ubriaco. Vergogna!".
Mi pisciavo addosso, puzzavo. Dormivo fuori, negli angoli delle case. Tin ... tin ... tin ... tin ... tinnio di monete intorno a me gettate come si fa nelle fontane. Io le raccoglievo ogni mattina e le mettevo nella mia borsa.
Col passare degli anni la gobba ha preso il sopravvento sulla mia schiena sempre più curva, allora me la toccavano come un oggetto prezioso, sacro, e da solo scemo mi chiamarono il gobbo scemo. "Se vuoi toccare la mia gobba cinque euro. Se vuoi toccare la mia gobba cinque euro. E' arrivato il gobbo. Venite lor signori toccate la gobba ed avrete tanta fortuna. Venite dallo scemo del villaggio e sarete curati dai vostri mali".
Tutti a toccare, a prenotarsi per toccare lo scemo gibboso, ad offrire di più degli altri per accaparrarsi la fortuna.
File interminabili di gente ad appoggiare la mano, ad implorare, a sperare. Denaro, tanto denaro, nella mia borsa.
Il mio nome è Follia, tutti gli altri usano nomi diversi.

 

 

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La fine del regno dei Goti a Tagina

Contributo di Valerio Anderlini al convegno svolto il 17 ottobre nelle sale del castello

Del Verme a Zavattarello (Pavia) su “Goti, Bizantini e Longobardi in Appennino – Prima parte

La “ Battaglia di Tagina ” è la principale vicenda della Storia d'Italia ambientata nel territorio di Gualdo Tadino, cittadina dell'Appennino umbro-marchigiano, dove da secoli studiosi e tradizione hanno localizzato questo evento in cui nel 552 d.C. si infranse il sogno di una nazione gotica in Italia, con lo scontro in cui l'esercito dell'Impero romano di oriente guidato da Narsete sconfisse i Goti e perse la vita il loro re Totila.
Ma, se a Tagina naufragò un progetto politico, “ c'è una storia dei Goti che trascende la loro estrema difesa; non pochi di essi rimasero in Italia e il loro sangue generoso si unì a quello delle altre genti, aggiungendovi una perenne scintilla di nobile fierezza” ( Pier Silverio Leicht) ; in altri termini quindi, forse c'è sangue gotico nelle vene dei gualdesi. Da qui un interesse particolare perché la comunità di Gualdo Tadino dovrebbe avere una propria “cultura” per questo evento.

I luoghi della battaglia

Purtroppo, attraverso i secoli numerosi sono stati i tentativi di mettere in discussione il luogo della battaglia ; un'autentica attività di disinformazione cui non restano estranei nemmeno i “ testi sacri ” della cultura: senza citare altri autori, persino nella Enciclopedia Treccani non c'è univocità sull'argomento: alla voce Acqualagna vi si legge che la “ battaglia di Tagina ” si sarebbe svolta in quella località, alla voce “ Busta ” è indicato “ Tagina presso la frazione gualdese di San Pellegrino” e si colloca la battaglia a Busta Gallorum (Sassoferrato, sul versante orientale dell'Appennino), e infine, alla voce “ Narsete ”, l'evento è localizzato “ nei dintorni di Gualdo Tadino, sull'Appennino umbro-marchigiano ”; da ultimo, su internet si legge Il 30 giugno o il 1° luglio del 552 l'esercito gotico cadde in Umbria sotto le frecce dei tiratori d'arco dell'esercito di Narsete, in una battaglia fra Gubbio e Gualdo Tadino . Si dirà che sono distanze di poco conto, ma vi si evidenziano tentativi di portarsi la storia nell'orto di casa, per non dire poi di altre ipotetiche distanze notevoli da questa zona. Sull'argomento, tuttavia, c'è un testo di Procopio, storiografo della corte bizantina, contemporaneo degli eventi di cui si parla, uno scrittore informato e documentato, ed anche se è evidente in lui la tendenza ad enfatizzare i fatti, non c'è motivo per mettere in discussione gli elementi essenziali di quanto egli ha riferito nei capitoli XXIX, XXX, XXXI e XXXII del quarto libro della sua “ Guerra Gotica ”.

Cosa scrive Procopio.

Negli antefatti alla battaglia Procopio fornisce questi dati topografici utili alla sua localizzazione:
- (Narsete, scendendo da Rimini verso Roma ), "lasciata la via Flaminia marciò a sinistra di essa"( VIII- IV, 28, 13) ;
- (Narsete), "accampatosi sull'Appennino ( en to oro = su il monte) stava fermo ad una distanza di circa cento stadi dall'eser­cito dei ne­mici"( VIII - IV, 29, 4.) ;
- (Totila, risalendo da Roma), "si fermò vicinissimo ad un villaggio che gli abitanti del luogo chia­mavano Tagina"( VIII - IV, 29, 3.) ;
- (Totila), "colpito a morte e in fin di vita, dopo aver percorso 84 stadi, giunse ad un luogo chiamato Caprae (...) e non molto tempo dopo cessò di vivere"( VIII - IV, 32, 27-28) .
Sono ele­menti da considerare con una certa elasticità ed approssimazione: lo stadio, ad esempio, come di­mostra il Sigismondi erudito studioso di storia locale una edizione critica del testo di Procopio ) , nei vari testi in cui è citato da­ Procopio, indica distanze oscillanti fra i 143 e i 260 metri lineari, mentre se­condo il Roisl ( Die Schlacht bei Busta Gallorum n . 552 Chr . pag.376) , variava da metri 178,6 a 192,25; in merito al topo­nimo Caprara poi, oltre ad un modesto centro abitato, indica un sistema col­linare del comune di Gualdo Tadino, a ridosso del fiume Chiascio . In dettaglio, poi, non sfugge che i punti “ a quo ” per il calcolo delle di­stanze sono indicati con approssimazione: " vicinissimo ad un villaggio " e " alla distan­za di circa cento stadi ", sono due concetti privi di un riferimento preciso; vicinissimo a Tagina potrebbe essere il sito dell'odierna Gaifana a sud, come la vallata del Rasina a ovest, o la piana che si estende fino al rio Vaccara al nord ; un'area, quindi, che si estende per oltre dieci chilometri; e altrettanto vale per il circa . Di conseguenza i circa cento stadi corrispondono ad una distanza fra i quattordici e i venticinque chi­lometri e gli ottanta­quattro stadi ad uno spazio fra i dodici e i venti (calcoli del Sigismondi e del Roisl), si aggiunga la non precisione dei punti estremi della misu­razione, senza di­menti­care che sono distanze sti­mate, sulle quali incidono tortuosità viarie e condizioni oro­grafiche; quindi assodato che la vicenda è ambientata in questa zona, ipotizzare precisazioni ulteriori è velleitario.
L'esercito bizantino, oltrepassata Fano, per evitare le insidie del Passo del Furlo, presidiato dai Goti, si inoltrò nell'entroterra marchigiano seguendo uno dei “ diverticoli ” degradanti dall'Appennino verso il mare attraverso la valle del Misano, e il luogo della battaglia, sulla scorta dei dati forniti da Procopio, è così definibile:
- i due eserciti sono sull'Appennino, quello di Narsete (ovviamente in una località congrua ad ospitare i suoi circa 30.000 uomini, con carriaggi e cavalli) probabilmente sui versanti ombreggiati del Monte Cucco;
- quello di Totila in un “ luogo vicinissimo a Tagina” (resti del municipio di Tadinum , sulla Flaminia) , alla distanza di circa 100 stadi;
- la distanza fra i due eserciti, quantificabile in circa 15-20 chilometri, pur considerando l'incertezza del punto “ a quo ” (vicinissimo a Tagina), conduce al monte Nofegge, una scoscesa propaggine del monte Cucco, al confine fra i comuni di Sigillo e Fossato di Vico, dalle cui pendici defluiscono due torrentelli, “La Dorìa ” a nord ed il Vetorno a sud.

La battaglia

Procopio fornisce due versioni sullo svolgimento della battaglia, ma comunque di comune epilogo: ferimento a morte di Totila fin dall'inizio dello scontro e conseguente rotta dell'esercito dei Goti.
Dopo la prima versione ridondante di particolari, tesi ad ingigantire le gesta degli anfitrioni di cui egli onorava la mensa, alla fine del cap. XXXII, ne riferisce una seconda più riduttiva, rimettendole entrambe alla valutazione dei lettori: “ alcuni però dicono che non così, ma in altro modo, andarono le cose relative a Totila e a questa battaglia, e ciò a me non sembra fuori luogo riferire….all'esercito dei Goti accadde di mettersi in fuga…dopo che una freccia colpì Totila….che si trovava allineato senza alcuna precauzione, come un soldato semplice, non volendo dare nell'occhio dei nemici… e che egli, colpito a morte e straziato da acutissimo dolore, uscì dallo schieramento con pochi e, a poco a poco, si ritirò indietro….. resistendo al dolore cavalcò fino a Capras dove poi….arrivò la sua ultima ora. Perciò (i Goti) atterriti… si misero in fuga vergognosa.
Ma su queste cose ognuno pensa come meglio crede”.
A parere di chi scrive è questa forse la versione più veritiera, e perché nelle vicinanze non sono state rinvenute necropoli, conseguenza di una grande battaglia, per cui è verisimile che gran parte dei Goti, fuggendo siano scampati alla battaglia, e perché lo stesso autore avrebbe trovato difficoltà ad “inventare” una versione riduttiva dell'impresa di protagonisti, dei quali aveva raccolto probabilmente racconti e confidenze, rimettendone una valutazione ai lettori.

La toponomastica

Elementi interessanti relativi alla battaglia possono essere tratti anche dalla discussa e discutibile toponomastica locale, che evidenza numerosi altri elementi di cultura greco-bizantina; in particolare: il Nofegge, il Vetorno e La Dorìa.
Il Nofegge : L'oronimo indica una propaggine sud-occidentale del Monte Cucco , al confine fra i comuni di Fossato di Vico e Sigillo, le cui pendici sono delimitate da due corsi d'acqua: il Vetorno a sud, e la Dorìa a nord. Secondo i riferimenti topografici e le distanze di Procopio, il monte potrebbe essere stato il teatro dello scontro fra l'esercito goto e quello bizantino. Nofegge, un termine inusuale che non ha attinenza con nessun'altra parola corrente nella zona, potrebbe essere derivazione di uno dei verbi di lingua greca notizein o nosfizein ; per il primo la traduzione corrisponde al “ terga vertere” dei latini, cioè il " voltare le spalle e darsi alla fuga davanti al nemico "; il secondo invece viene tradotto "disfarsi di qualcuno - uccidere ": due parole della terminologia bellica nelle quali poteva estrin­secarsi indifferentemente l'esito del fatto d'arme, sbandamento e fuga dell'esercito dei Goti , o nell'altra ipotesi, il suo sterminio nella fuga.
Il Vetorno e La Dorìa . Sono i due torrentelli che defluiscono dalle pendici del Nofegge . Se il suo versante e la fascia appenninica circostante, per le distanze riportate in Procopio, da Tagina (cento stadi) e da Caprara (ottantaquattro stadi), possono essere iden­tificati come i luoghi in cui vennero a contatto gli eserciti di Narsete e Totila, lungo le sue ripide e scoscese pendici potrebbero essersi consumate la ritirata, la rotta e la decimazione dei Goti sconfitti, i cui resti, abbandonati bestiis et animalibus , come si legge in un testo medioevale, finirono poi nei due corsi d'acqua sottostanti: l' etimologia dei due idronimi sembra es­serne una conferma .
La Dorìa , (si osservi bene La Dorìa) : l'idronimo del torrente che interseca la Flaminia alle porte di Sigillo, è evidente derivazione della parola greca dory , che significava " asta, lancia", due strumenti bellici per eccellenza, ma che in senso traslato assume anche il signi­ficato di " battaglia" ; ad ulteriore conferma dell'origine allogena dell'idronimo ag­giungiamo che esso, nell'uso corrente, è considerato di genere femminile, mentre nella lingua italiana gli idronimi sono generalmente di ge­nere maschile.
Il Vetorno è il secondo corso d'acqua che, costeggiato il ripido versante meridionale del Nofegge , interseca la Flaminia nell'abitato di Purello.. Se il saliente del Nofegge che sovrasta il fiume, fu il terreno di fuga dei Goti, le asperità e le sue ripide pendici difficilmente offrirono scampo ai fuggiaschi che vi si avventurarono davanti all'incalzare degli inseguitori e alle frecce scagliate dalle posizioni predominanti, tanto che finirono sterminati; e può esserne conferma anche l'idronimo, probabile derivazione della parola b/vetron , che significa appunto " sterminio" .
Sul prossimo numero la seconda parte del contributo La morte e il sepolcro di Totila.

 

Zavattarello

Il Comune di Zavattarello (PV), nel quadro delle sue attività culturali organizza presso il Castello Dal Verme un ciclo pluriennale di conferenze “Per una storia dell'Appennino ”.
Sabato 17 ottobre si è tenuto il secondo Convegno Goti, Bizantini e Longobardi in Appennino dopo la caduta dell'Impero Romano ” ( Insediamenti militari e civili, scavi archeologici, strade, battaglie, strategie di un periodo che ha cambiato la Storia d ' Italia)
Sono intervenuti Antonio Carile, Docente di Storia Bizantina all' Università di Bologna , sede di Ravenna , Manuela Catarsi Dall'Aglio, ,Direttrice del Museo Archeologico di Parma , Yuri Marano, Dottore in Ricerca Storica , Sandra Origone , Docente di Storia Bizantina all' Università di Genova , Andrea Staffa della Sovrintendenza dei Beni Archeologici di Chieti , con contributi , sul Regno Goto e la memoria lasciata nella nostra storia” , di Claudio Azzara , professore all'Università di Salerno, e di Valerio Anderlini , sulla battaglia di Tagina tra Goti e Bizantini, e il lascito grammaticale nella toponomastica, e sull'uccisione del re Totila e la sua sepoltura tra le prime pendici dell'Appennino ”.

 

 

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Il Prodotto Turistico" Appennino lungo la Via Consolare Flaminia"

La Regione dell'Umbria nell'ottobre 2004 pubblicò un bando, per l'accesso a fondi comunitari, riservato a raggruppamenti misti pubblico-privati (piccole e medie imprese PMl. e Enti locali), volto a favorire l'aggregazione di sistemi locali per lo sviluppo turistico del territorio. Sul modello della Toscana e non solo, si prevedeva la realizzazione di Progetti Integrati nei quali andassero a confluire diverse "componenti": imprese dell' ospitalità, della ristorazione, commerciali, di servizi, artigiane, oltre agli Enti locali (insomma tutte le componenti del "prodotto turistico").
Le diverse componenti andavano quindi a costituire un sistema di offerta del prodotto turistico territoriale, disaggregato in tre macroaree o Prodotti d'Area (PdA): Storie d'Umbria, Sapori e Mestieri d'Umbria, Percorrere l'Umbria. In tutta la regione si costituirono 28 raggruppamenti ed ognuno presentò ad aprile 2005 il proprio Progetto Integrato Territoriale (PIT): Gualdo Tadino, Comune Capofila, si aggregò con i vicini Comuni di Nocera Umbra, Fossato di Vico, Sigillo, mentre Costacciaro e Scheggia preferirono confluire nel PIT dell' Alto Chiascio, facente capo alla ex Comunità Montana omonima.
Per varie ragioni, delle quali non voglio discutere, allora il territorio della fascia appenninica umbra settentrionale si divise in due parti, peraltro nemmeno coincidenti con quelli del Sistema Turistico Locale (STL), che già dal 2003, secondo una logica regionale incomprensibile, era stato artificiosamente spaccato in due, con il Comune di Nocera Umbra inglobato nell'STL "Valle Umbra Sud", assieme a Foligno, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Montefalco, Sellano, Spello, Trevi, Valtopina, ed i Comuni di Gualdo Tadino, Fossato di Vico, Sigillo, Costacciaro, Scheggia nell'STL "Alto Chiascio", assieme a Valfabbrica e Gubbio (coincidente quindi con il territorio della ex Comunità Montana).
C'è da dire che la costituzione degli STL avveniva in attuazione della L. 135/200 1 (di riforma nazionale del turismo), recepita dall'Umbria con la L.R. 19/2001, che prevedeva la costituzione di sistemi turistici costituiti da soggetti pubblici e privati, con ciò volendo favorire la costituzione di reti territoriali per la promozione del territorio, con un proprio brand e specifiche attività di qualificazione e posizionamento dell' offerta turistica dell' STL stesso.
Come anche in altre regioni d'Italia (ma non tutte l), l'STL non venne costruito dal basso, secondo le esigenze e la naturale connotazione storico-culturale e geografica del territorio, tenendo presenti gli orientamenti del mercato e soprattutto in considerazione della spontanea aggregazione degli attori pubblici e privati a tal fine, ma dall'alto, al tavolo degli Enti locali e, in primis, della Regione, con il favore delle organizzazioni di categoria; ne derivò che sin dalla sua costituzione erano praticamente del tutto assenti le imprese del territorio, in altre parole coloro che avrebbero dovuto rappresentare la vera ossatura del Sistema Turistico Associato (STA), braccio operativo dell'STL.
I due STA, non poteva essere diversamente, si dotarono di uffici per l'Informazione e l'Accoglienza al Turista (lA T - dove si concentra l'attività di servizi di front office al turista e di back office di marketing territoriale), con sede l'uno a Foligno e l'altro a Gubbio.
Il risultato di questa operazione fu che la fascia appenninica nocerino-gualdese e l'intero Parco del Monte Cucco anziché essere avviati con un proprio brand ad una unitaria e omogenea identificazione di destinazione turistica montana umbra antagonista ai Sibillini e alla Valnerina (anch'esse con i propri problemi di frammentazione), vennero ad essere forzatamente inglobati in due sistemi di organizzazione turistica con territori a tutt'altra vocazione, peraltro molto più forti come immagine, già posizionati per la loro specificità (Gubbio, Foligno, ... ) ed a volte perfino concorrenti, con le conseguenze ben note alle nostre aziende turistiche e commerciali.
In tale condizione sarebbe stato oggettivamente e tecnicamente impossibile (ma non voglio annoiare i lettori con argomentazioni tecniche di natura commerciale) costruire la "destinazione Appennino Umbro settentrionale". E infatti tale destinazione è inesistente sul mercato del turismo e con essa i territori compresi e chi ci lavora. Nemmeno il Parco del Monte Cucco è riuscito nell'intento, nonostante un proprio Marchio (ma solo dal 2007), una specifica identità ed un proprio gestore (almeno sino a pochi mesi fa, quando la gestione è passata dall'Ente Parco alla neonata Comunità Montana Umbria Nord, ma si parla di una futura delega al molto attivo Comune di Costacciaro), a posizionarsi come meriterebbe sul mercato delle destinazioni.
Che l'STL fu un sistema costruito a tavolino lo dimostra l'aggregazione nei PIT, avvenuta in parte dal basso ed in parte dall'alto, dato che allora la c.d. "animazione" sul territorio venne attuata dagli Enti locali (anche per necessità di coinvolgi mento delle imprese in tempi brevi), comunque delineandosi una ben diversa mappatura del "territorio di riferimento". Con il bando in questione e con i PIT forse la Regione voleva verificare sul territorio la solidità degli STL-ST A (?), che avrebbero dovuto naturalmente essere i soggetti proponenti i PIT, come si desume dalle parole (maggio 2003) dell'allora Assessore al Turismo G. Maddoli: "Agli Stl, quali punti di raccordo strategico fra pubblico e privato, è affidata la promozione turistica del territorio attraverso la predisposizione di progetti integrati sui quali si attiveranno i fondi previsti dalla Regione".
Così non fu. Oggi anzi l'aggregazione dei sei Comuni da Nocera U. a Scheggia nel "Progetto Interregionale per lo Sviluppo Turistico dell' Appennino Umbro-Marchigiano" con i confinanti Comuni marchigiani di Fabriano, Sassoferrato e Fiuminata (sottoscritto a fine 2008), dimostra la vera volontà del territorio appenninico di andare verso un ben diverso sistema di organizzazione turistica locale, di dotarsi di una propria struttura operativa e di un proprio brand. Appennino Servizi srl è stata protagonista di tale nuova forma di aggregazione territoriale, forte del partenariato pubblico e privato del PIT, avendo, anche su mandato dei Sindaci della fascia appenninica umbra sopradetta, costruito assieme all'Assessorato al Turismo di Fabriano il Progetto Interregionale in questione, poi approvato e finanziato dal Ministero.
Ma torniamo al PIT (del Progetto Interregionale ne parleremo successivamente). Il PIT presentato nel 2005 dal raggruppamento denominato, come il PIT stesso, "La Via Consolare Flaminia nell'Appennino Umbro" è stato progettato e presentato da Appennino Servizi srl - società Capofila - ed è arrivato 5° nella Graduatoria tra i 24 PIT approvati dalla Regione Umbria. Ad esso hanno aderito, oltre ai quattro Comuni sopradetti, 90 imprese operanti sul territorio da Nocera U. a Sigillo.
Dopo varie lungaggini regionali, l'attuazione per la componente materiale dei PIT (volta alla qualificazione ed al potenziamento dell'offerta turistica) si è avviata nell'ottobre 2006 e conclusa nell'ottobre 2009. Nei cinque anni successivi, cioè nel periodo 2010-2014 si dovrà attuare la parte immateriale del PIT, la componente promozionale e pubblicitaria dei PdA e quindi la loro commercializzazione.
Per quanto detto sopra è evidente che non si potrà però più solo pensare al PIT in quanto tale, ma occorrerà considerare le neonate iniziative aggregati ve sul più vasto territorio interregionale e, per quanto riguarda la fascia appenninica umbra, un territorio di riferimento finalmente unito da Nocera Umbra a Scheggia, sul quale peraltro Appennino Servizi srl già opera e nel quale Gualdo Tadino, per posizione geografica e per dimensione, deve assumere la leadership strategica. Della natura e caratteristiche dei PdA, quanto mai attuali nel contesto delle recenti iniziative promosse dall' Amministrazione comunale, ne parliamo sul prossimo numero .

Alessandro Di Cola

 

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Origini storiche delle famiglie gualdesi estinte e fiorenti

ASTOLFI : fiorente. Tra le più antiche della Terra di Gualdo, fu originaria di Rigali ed ebbe per capostipite tale Giulio Astolfi sposato con donna Mabilia da cui ebbe Cristofora (1579-1645) sposata con Simone Dolci, e Astoldo nato a Rigali il 21 maggio 1587 dal cui matrimonio con donna Faustina sono nati quattro figli che hanno continuato la progenie. I due maschi, si stabilirono a Petroia: Francesco Astolfi (nato il 10 settembre 1620) sposò Marchedonia Mataloni, mentre suo fratello Giulio (nato il 22 gennaio 1624) sposò Marchegina Cherubini. Uno dei rami principali, quello di Angelo Felice, nato il 30 settembre 1791 e sposato a Gualdo il 20 aprile 1822 con Maria Angela Campanella si trasferì a Carbonara di Nocera Umbra e poi tra Morano e Voltole.

BRUNETTI : fiorente. Diversi sono le progenie, ancora oggi esistenti, che portano questo cognome. Il ramo del dott. Angelo Brunetti, già direttore della Banca Popolare, riconosce come capostipite tale Domenico, originario di Gubbio, sposato con Settimia Codini intorno al 1855. Dall'unione nacquero tre figli: Sante (1857-1944), Giuditta (1860-1918) sposata con Ferdinando Ghiandoni e Angelo nato il 26 ottobre 1873. Sante (1857-1944) sposò il 27 giugno 1891 a Gubbio Letizia Passeri dalla quale ebbe sei figli, tra cui Modesto (Valfabbrica 1898-Gualdo Tadino 1982), capostipite del ramo gualdese.

Il ramo del dott. Luciano Brunetti (classe 1954) di Giuseppe e Giovanna Menichetti è di origini nocerine e precisamente deriva da Giovanni Battista Brunetti sposato con Felice Rotini (da cui il soprannome “I Rotini”). I due ebbero tre figli, tutti nati a Nocera: Sante, Francesco e Giuseppe. Da Sante è derivata la genealogia che porta direttamente a Luciano Brunetti e parenti, mentre gli altri due hanno formato eredi residenti sempre tra Boschetto e Nocera.

Il ramo dell'architetto Luciano Brunetti (classe 1950) di Isidoro e Giuseppa Angeli, è originario di Fossato di Vico ed ha per avo Carlo Brunetti nato intorno al 1740 che ebbe sette figli, alcuni dei quali di trasferirono a Crocicchio e a San Pellegrino. Questo ramo è lo stesso del geometra Michele (classe 1935) di Giuseppe e Santina Pucci.

Altro ramo che fa capo ad Alessandro Brunetti (classe 1970) di Raffaele e Graziella Bartoletti, ha per capostipite Luigi Brunetti di Gubbio sposato con Assunta Panfili intorno al 1860.

CANTONI : estinta. Originaria di Ferrara, si stabilì a Gualdo intorno al 1845 per impiantare un calzaturificio con l'industriale Giovanni Cantoni (Ferrara 1791-Gualdo Tadino 1875), che nel 1849 fece parte come istruttore della commissione municipale della Repubblica Romana. Sposò Giuseppa Lombardi (Cotigoro, Ferrara, 1810-Gualdo Tadino 1870) dalla quale ebbe tre figli: Luigi (1831-1902), calzolaio, Filomena (Marsciano 1834-Gualdo Tadino 1866) sposata con Eugenio Carlotti, e Vincenzo (1836-1902) sposato con Teresa Lombardoni. Il ramo di Luigi, sposato con Teresa Angeli, continuò la stirpe di calzolai, ed ebbe quattro figli: Lorenzo (1891-1892), Anita (1892-1983) sposata con Argeo Petrozzi, Livio (Gualdo Tadino 1894-Ancona 1983), ferroviere, sposato con Maria Battistoni, e, infine, Renata (Gualdo Tadino 1899-Baltimora 1970) sposata con lo scalpellino Marcello Storelli. Il figlio di Livio Cantoni, Leonello, nato in Ancona nel 1928, divenne professore universitario e EDP manager della Olivetti e della Fiat Auto; sposò nel 1969 la celebre manager Marisa Bellisario (Ceva 1935-Torino 1988), presidente nel 1979 della “ Olivetti Corporation of America”.

LUZI : fiorente. Originaria di Montecarotto si stabilì a Gualdo sul finire del Settecento con Antonio Luzi morto il 21 marzo 1813. Il figlio Domenico (Montecarotto 1773-Gualdo Tadino 1818) sposò il 7 gennaio 1797 Maria Antonia Tarquini di Pastina, mentre suo fratello Angelo (Montecarotto 1783-Gualdo Tadino 1856) sposò il 15 aprile 1812 a Pastina Anna Pedana. La genealogia proseguì con i discendenti di Angelo che, infatti, ebbe dodici figli da cui sono derivati tutti i rami che ancora oggi continuano il cognome. Dal figlio Pasquale (1833-1909) sono derivati i Luzi che fanno capo al dott. Ruggero, mentre il fratello Benedetto (1825-1869) ha dato origine al ramo che attraverso Carlo (1869) e Poerio (1896-1982), è terminato con Carlo Angelo (1920-1974) e Maria Laura (Gualdo Tadino 10 febbraio 1924). Esiste anche un ramo dei Luzi originario di Valfabbrica il cui capostipite, Natale sposato con Celeste Anastasi, ha dato origine ad una famiglia che ancora oggi ne continua la discendenza con Sandra, Dino e Paolo.

MARI : estinta. Originaria di Ascoli Piceno, si stabilì a Gualdo intorno al 1790 con Pietro Mari (Ascoli Piceno 1763-Gualdo Tadino 1813) sposato nel 1795 con Agostina Botticelli di Rigali. Dall'unione nacquero sei figli maschi, due dei quali morti in tenera età, un terzo non sposato, mentre gli altri tre proseguiranno la stirpe che si dedicherà poi al mestiere di vasaio. Tra questi ricordiamo: Luigi I (1801-1861), che nel 1853 fu tassato per scudi 0,50 dalla Delegazione apostolica di Perugia per il reddito prodotto dalla sua vaseria. Nella relazione inviata dal Comune al Ministero dell'Industria nel 1861, la sua attività fu descritta in questi termini “ Fondata nel 1850 in contrada Le Mura nel quartiere di Porta S. Donato; denuncia l'impiego di un solo operaio adulto, che fa uso di una ruota e di due macinetti. La produzione annua è di poco superiore ai 10.000 pezzi e consiste in oggetti d'uso comune ”. Sposò il 29 ottobre 1826 nella chiesa di San Donato Maria Rosa Amoni (Nocera Umbra 1789-Gualdo Tadino 1869) di Pietro. Luigi II (1863-1940) di Mario e Filomena Bianchi, negoziante di ceramiche. Oltre ad avere una fabbrica di maioliche commerciali, impiantò sul finire del secolo una fornace di laterizi alimentata a legna descritta da Fernando Mancini nel volume L'Umbria agricola, industriale, commerciale . Nel 1911 la sua ceramica risultava tra quelle citate nel numero unico Vita Gualdese come fabbrica di maioliche commerciali . Sposò nel 1886 Anna Tega (1862-1952) di Giuseppe e Cecilia Pennoni. Giuseppe (1887-1957) di Luigi e Anna Tega, negoziante e produttore di ceramiche. Portò avanti l'impresa ceramica paterna fino ai primi anni '30 entrando poi in società con Angelo Teodori (1885-1960), Guglielmo Lacchi (1888-1974), Nazzareno (1878-1943) e Emilio Angeletti (1885-1949) in una piccola fabbrica dove si produceva oggettistica ad uso domestico. Sposò nel 1912 Sira Svezia Scatena (1885-1975) di Luigi e Marianna Sergiacomi.

Daniele Amoni

 

 

Un'impresa al mese Rubrica mensile dedicata alle imprese del territorio gualdese
A cura di di Alessandra Artedia e Luciano Meccoli

Pecci Edilizia: da oltre 35 anni restauri e ricostruzioni, ora guida il consorzio edilizio post sisma in Abruzzo

La Pecci Edilizia S.r.l., tra le 18 ditte gualdesi che hanno aderito al consorzio per la ricostruzione post sismica in Abruzzo, il cui titolare, Alessandro Pecci, è stato nominato presidente, è una delle imprese fiore all'occhiello della gualdesità. Si occupa prevalentemente di restauri religiosi e in venticinque anni ha avuto modo di operare in oltre 450 strutture tra chiese e monasteri. Ha ottenuto importanti riconoscimenti come il certificato di qualità Sincert, ISO 9001 e delle attestazioni Soa per le categorie OG1 per l'edilizia privata e OG2 per i lavori monumentali che dimostrano grande attenzione alla sicurezza sul lavoro e alla formazione, componenti indispensabili -oggi più che mai- al raggiungimento e al consolidamento di un successo che dura da oltre quaranta anni. Ha ricevuto anche altri importanti riconoscimenti; insignita col prestigioso Mercurio d'oro , premio assegnato alle migliori aziende italiane che si sono distinte per correttezza commerciale, spirito imprenditoriale e serietà professionale – nonché la Targa d'Onore al Merito del Lavoro , il Diploma di Benemerenza e l' Attestato della Cassa Edile della Provincia di Perugia.
Non va dimenticato che, come molti gualdesi, Pecci è stato un emigrante, uno che a soli 18 anni ha lavorato sodo come carpentiere nei cantieri svizzeri, che dormiva nelle baracche per i Gastarbeiter . e ogni mattina si recava sul luogo di lavoro dopo due ore di cammino a piedi anche con la neve.
L'azienda, nata nel 1966 è partita in piccolo con soli 8 dipendenti, ne conta oggi circa 35, e insieme ad altre imprese gualdesi, metterà al servizio la sua professionalità e perizia per la ricostruzione in Abruzzo, dopo quella maturata per la riedificazione post sisma 1997 in Umbria.
Va pure sottolineato che oggi, lavori come quello dello scalpellino e del muratore stanno scomparendo tra gli autoctoni, tanto che negli ultimi tempi sono stati assunti lavoratori immigrati.
Nella zona di Gualdo Tadino, tra gli edifici religiosi restaurati da Pecci Edilizia si contano le chiese di San Francesco, di Grello, di Caprara, di Pieve di Compresseto, la Cattedrale di San Benedetto, l'eremo di Santo Marzio, il convento degli Zoccolanti, le chiesa di Santa Chiara e di santa Margherita; per gli edifici civili si ricordano il Palazzo Comunale, la ristrutturazione della nuova Piscina, il Cinema Teatro “Don Bosco”, la taverna di San Martino e il nuovo parcheggio di Piazza Mazzini, senza dimenticare il complesso monumentale della Rocca Flea.
La ditta Percci non si è limitata a svolgere lavori solo in città e nel comprensorio dell'Alta Flaminia, ma ha compiuto restauri e consolidamenti di importanti edifici sacri e civili anche a Perugia, Terni,Todi, Città di Castello e Val Nerina.

 

Restauro Opere della Ceramica

Il restauro delle opere delle 37 edizioni del Concorso Internazionale della ceramica curato dal Rotary Club di Gualdo Tadino è prossimo alla conclusione.
Dal prossimo numero seguiremo nei dettagli l'iter del percorso con una serie di servizi.

 

 

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Emigrazione:

Angelo Bordicchia, il gualdese che ha portato al successo i fratelli Schumacher
di Alessandra Artedia

Partito a diciannove anni per il Lussemburgo, quella di Angelo Bordicchia è la storia di un ragazzo qualunque, ma soprattutto è la storia di una grande passione, innata e incomparabile con altre. Nato a Boschetto di Gualdo Tadino nel 1942, al confine tra Gualdo e Nocera in una famiglia modesta, sin da bambino ha dimostrato un grande trasporto per i motori; raccontano che sin dall'età di sei- sette anni scappava a piedi e percorreva anche qualche chilometro per sfiorare le prime chiavi per la meccanica, visto che Boschetto era soprattutto una piccola realtà agricola. E Angelo correva fino alle arcate di Gaifana, dove c'era il sign. Pietro Loreti, ciclista che riparava biciclette.
Il piccolo futuro genio della meccanica iniziò lì e imparò abbastanza in fretta a posizionare correttamente i raggi delle bici secondo la formula 1-3-5 con 36 raggi sui 360° del cerchio della ruota, operazione che sembrava facile, ma fare un piccolo errore significava ricominciare da capo. Egli sentiva dentro di sé che non voleva fermarsi alle bici, e così, dopo la fine della guerra, quando nel 1950-51, sentì un motore a scoppio passare davanti la sua abitazione, fu come un brivido di pazzia per il piccolo Angelo; era come se l'olio e la benzina di quel motore gli scorressero già nel sangue e quel passaggio fortuito gli avesse aperto il varco verso quella che da sempre aveva sentito come la sua strada, fu una sorta di “via di Damasco”.
Era il primo motore vero e per il momento l'unico. Presto scoprì che si trattava di un sei cilindri laterale in linea, una costruzione americana di GMC, un camion da guerra trasformato in mezzo di trasporto per la cava di pietra. Quel camion, di cui Ernesto Tega era divenuto proprietario un giorno si fermò a causa dell'ossidazione dovuta all'attraversamento del deserto salato. Le possibilità tecniche e le scelte dei ricambi erano molto scarsi a causa della guerra finita da poco e così il piccolo Angelo diede la soluzione per far ripartire quel motore, suggerendo un diverso sistema di alimentazione.
Da quel giorno, grazie alla complicità della mamma -e contro la volontà del papà che lo avrebbe voluto nei campi con gli altri della sua età dopo la scuola- Angelo o Angioletto come lo chiamavano in paese, prese la bici e iniziò a dirigersi verso Gualdo Tadino. Dopo la collaborazione come apprendista, dapprima nell'officina di Donnini Eros e poi in quella di Romeo Carlotti, nei pressi dell'Istituto salesiano (Angelo ne ricorda la genialità, specie di quest'ultimo) la partenza per Lussemburgo fu come una manna dal cielo, quando lo zio Giovanni, gia da tempo all'estero, lo fece chiamare perché in un garage Ford cercavano un apprendista meccanico.
Lì iniziò a lavorare il giorno dopo. Il proprietario del garage, il signor Graas, titolare di altri garage, notò subito il genio di Angelo e dopo diciotto mesi lo dichiarò capo officina. Dopo una convocazione ufficiale da parte del responsabile del garage, Bordicchia compì gli studi di economia commercio, lingue e strumentazioni elettroniche, fino a approdare al mondo dei Kart e poté coronare finalmente le sue ambizioni di potersi esprimere al meglio creando i motori per questi mezzi da corsa e permettendogli di incoronare campioni come Mike Wilson, di riportare vittorie importanti per nomi come TM, PCR, JAME, fino ad approdare alla pista da Kart gestita dalla madre dei fratelli Schumacher.
Angelo ha avuto l'onore di conoscere anche Airton Senna, di incontrare e lavorare per i fratelli Schumacher, fino a incoronare Ralf campione di Germania e fargli riportare ventiquattro vittorie nella League locale. Tuttora Angelo ha contatti con i due fratelli campioni di Formula 1, ha una Ferrari acquistata tramite Michael e può ben dirsi orgoglioso di essersi trovato in un momento in cui, come egli stesso dice, “né io né loro eravamo davvero qualcuno, ma senz'altro mi sento orgoglioso di aver in qualche modo costruito il loro successo letteralmente con le mie mani, grazie alla mia grande passione per la meccanica, passione e sogno che mi ha accompagnato sin dalla più tenera infanzia”.
Ora Angelo ha altri campioni da continuare a incoronare e la stampa francese lo ha chiamato “Mistral vincente”. Continua a collezionare vittorie e pare davvero invincibile, lui e i suoi nuovi allievi, che non sanno fare a meno di approfittare delle sue competenze e della sua esperienza. Un gualdese che ha saputo trasformare l'emigrazione in una vera opportunità e di cui tutti possiamo andare fieri, viste le sue mai rinnegate origini e i frequenti ritorni nella casa di Boschetto.
( Si ringrazia, oltre al Sign. Bordicchia per aver concesso l'incontro, e la dott.ssa Lucia Remigi per aver tradotto dal francese preziosa documentazione)

 

Storia di una famiglia qualunque

Andi, sua moglie Giuseppina e i loro tre splendidi figli Nida, Sokol e Viola conducono un'esistenza serena nella tranquilla campagna a ridosso dell'Appennino umbro-marchigiano da ormai parecchi anni. A dire il vero, undici anni fa, il primo a capitare in quelle zone fu Andi da solo, con un triste fardello di nostalgia per aver lasciato indietro il resto della famiglia e logorato dall'ansia dell'incertezza. Realizzare quel sogno, a lungo cullato, di poter offrire ai suoi e a se stesso un futuro migliore adesso sembrava un traguardo troppo difficile da raggiungere. Sapeva che niente sarebbe stato facile, che non tutti in quel nuovo paese erano ben disposti verso gli immigrati, che molti avevano pregiudizi e che, comunque, di lavoro ce n'era poco in generale.
Ma Andi partì sotto una buona stella, quella stessa che lo portò subito ad incontrare un dinamico prete di campagna, una di quelle persone che nello straniero ha sempre visto il prossimo suo da amare come se stesso. Grazie a questo parroco, Andi trovò un tetto, una sistemazione ed un lavoro provvisori; poi un un'occupazione stabile e una casa tutta per sé. Per sé e per la sua famiglia, perché adesso poteva accoglierli la moglie e i figli, e non in un gelido prefabbricato, ma in una residenza comoda e ampia, con bagno e cucina, camere per tutti, riscaldamento e quant'altro serve per fare di un'abitazione un nido familiare.
La nuova famiglia si integra bene con il vicinato, Andi e sua moglie sono persone cordiali, allegre, aperte, grandi lavoratori, e non tardano a stringere amicizia con tutti. Non solo, la famiglia si allarga pure perché arriva una bambina, simpatica e vispa, a cui viene dato il nome di Viola. Oggi i figli vanno tutti a scuola e con ottimo profitto, Andi lavora e guadagna bene, Giuseppina gestisce la casa e amministra il bilancio familiare. Una famiglia come tante, una normale famiglia serena. Ah, dimenticavo: una famiglia albanese trapiantata in Italia.

Alessandro Pauselli

 

 

Il Museo Nazionale dell'emigrazione

La collaborazione del Museo Regionale di Gualdo Tadino

Venerdì 23 ottobre, presente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato inaugurato a Roma il Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana presso ill Vittoriano, che raccoglie documenti originali, fotografie, giornali, lettere autografe, video d'archivio, riviste d'epoca, manifesti, cartoline, oggetti caratteristici: una serie di testimonianze che permettono di ricostruire in modo esaustivo il fenomeno migratorio italiano nelle sue diverse fasi storiche, con attenzione anche alle particolarità regionali.
“Promosso dal Ministero degli Esteri con la collaborazione del Ministero per i Beni Culturali - spiega il presidente Roberto Morroni- ha visto l'impegno ed il coinvolgimento diretto del Museo Regionale dell'Emigrazione ‘Pietro Conti' di Gualdo Tadino, che ha fornito vario materiale video e documentale.
Alla manifestazione ha presenziato una delegazione del Comune di Gualdo Tadino e del museo “Pietro Conti”: il vicesindaco Sandra Monacelli, l'assessore Erminio Fofi, oltre al direttore dell'Isuc Alberto Sorbini e la responsabile didattica Daniela Menichini.
“La città di Gualdo Tadino ha contribuito in maniera fondamentale al progetto – dichiara il vicesindaco e assessore alla cultura Sandra Monacelli - e i rimandi al Museo dell'Emigrazione Pietro Conti nel percorso museale del MEI non possono che renderciorgogliosi.”
Il percorso museale si chiude con la sezione sull'attuale realtà degli italiani nel mondo ed il mondo accolto dall'Italia (1977-2008), con dati sulle comunità italiane nel mondo: si contano 60-70 milioni di oriundi italiani; presenze più numerose in Argentina (24 milioni), negli Stati Uniti (16 milioni), in Brasile (20 milioni), Canada (1,2 milioni), Australia (760 mila) e Uruguay (680.000). La sezione non ignora la realtà attuale degli “emigrati ad alta qualificazione”: circa 50.000 annui.. Viene anche sottolineato come l'Italia, a partire dagli anni '70, si sia trasformata in paese d'immigrazione con quasi quattro milioni di immigrati che vivono nel nostro Paese. 

 

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Basket Maschile serie B

Ritorno alla vittoria

Terminato il periodo più complicato del campionato (ben quattro trasferte su campi molto difficili), l'Euroforn Gualdo respira aria più ossigenata tornando alla vittoria con l'Ancona nell'ultimo turno (71-58). Una vittoria che, salendo a 6 punti, le consente di rimanere agganciata al terz'ultimo posto con altre quattro squadre in un campionato con una classifica cortissima (ogni squadra ha almeno perso due partite). Dopo le prime due vittorie in campionato ci eravamo un po' illusi che le cose potessero ancdare anche meglio di quanto sperato. Invece sono arrivate quattro sconfitte consecutibe. Il confronto con le più forti ha messo in evidenza qualche limite strutturale (la mancanza di un pivot) che, comunque, non dovrebbe creare grandi difficoltà per raggiungere l'obiettivo salvezza sicura (evitando l'ultimo posto in classifica). Il confronto di domenica scorsa con l'Ancona ha dimostrato che i dorici, una squadra di ragazzini, sono ben poca cosa e sono la vittima sacrificale come pronosticato, tra l'altro, dall'allenatore del Gualdo Matteo Lolli alla vigilia del campionato. Certo, se ci fosse la possibilità di fare qualcosina nell'integrazione dell'organico ci potremmo togliere anche qualche soddisfazione in più, ma le difficoltà di gestione in cui si muovono tutte le società ci inducono a non fantasticare più di tanto. Attualmente si allena con il Gualdo l'indimenticato trottolino Tracchi, in via di completo recupero dopo il tremendo infortunio che lo ha colpito nella scorsa stagione proprio in maglia biancorossa. Oggi il play è svincolato e sta cercando una squadra. Chissà che, pur di rilanciarsi...

Nel prossimo turno (domenica 15 novembre) l'Euroforn andrà in trasferta a Senigallia (prima in classifica a 10 p. con Chieti, Recanati e Bassano), come dire: prepariamoci a soffrire.

Basket femminile serie B

Poule promozione più vicina

Quattro partite vinte e due perse per la Siri Store Gualdo che con 8 punti in classifica è saldamente al 2° posto in classifica dietro al Ghezzano ed al Montecatini che guidano con 10 p (nessuna squadra è a punteggio pieno). E nella prossima giornata (7a, ultima del girone di andata, alle 18,30 di sabato 14 novembre ) le nostre ragazzi faranno visita al Montecatini, una delle due capoliste). Nell'ultima giornata la Siri Store, reduce dalla seconda sconfitta della stagione in Sardegna (56-47 dal Sassari), ha ripreso il suo cammino battendo il Prato con un punteggio bassissimo (37-35) in un confronto, comunque, molto emozionante. Bene così; continuando di questo passo la salvezza, obiettivo stagionale, si avvicina sempre di più. Una considerazione che va spiegata. Ricordiamo, infatti, che le prime cinque squadre del girone C1 in cui milita la nostra squadra approdano alla poule promozione con le prime cinque del girone C2. Le ultime tre disputeranno la poule retrocessione. La Siri Store, battendo il Prato, ha allungato a 4 punti il distacco dalle terz'ultime (Prato e Sassari) che sabato prossimo si scontreranno tra di loro. Insomma, non siamo messi male per tagliare il primo traguardo stagionale. Certo, uscire indenni da Montecatini vorrebbe dire mettere entrambi i piedi nella poule promozione, ma con tutto il girone di ritorno ancora da disputare anche un eventuale passo falso non pregiudicherebbe il traguardo.

 

 

Riceviamo e pubblichiamo Il 30 novembre anniversario della scomparsa di Rolando Pinacoli

Sembra ieri…

Sembra ieri, invece sono passati dodici anni da quell'ultima settimana di settembre che segnò per sempre la nostra vita: la forza tremenda del terremoto aveva devastato Gualdo e Rolando Pinacoli era sindaco. Bisognava organizzare i soccorsi, affrontare l'emergenza, l'invero già bussava alla porta.
Ricordo la paura, la continua tensione, le speranze che si accendevano per spegnersi ad ogni nuova scossa. Prima installarono le tende e consegnarono le roulotte, poi costruirono i campi containers. Furono giorni difficili ma esaltanti; l'attività amministrativa si svolgeva frenetica, in luoghi di fortuna; bisognava fare bene ed in fretta.
Sempre attivo, decisionista, umanamente vicino a tutti, lavorò senza risparmiarsi, sempre presente, sempre tra la gente. Anche nei suoi momenti di maggior tensione affiorava prepotentemente la sua umanità. Dopo i primi urgenti soccorsi, Rolando volle che nelle aziende ripartisse la produzione: senza lavoro una comunità immiserisce e si disgrega. Ad aprile ancora una scossa, lunga e violenta: di nuovo maceriem e disperazione, di nuovo l'emergenza. Rolando si mostrava forte e fiducioso; anche quando era stanco ed inquieto ripeteva sempre: “Ce la possiamo fare, ce la faremo”.
Sentiva piena la responsabilità di essere guida autorevole e stabile punto di riferimento.
Finalmente iniziò la ricostruzione ed ottenne le prime soddisfazioni: il Presidente Scalfaro con la bandiera, le apparizioni televisive, gli attestati di stima, le lodi. Nel '99 il trionfo elettorale e Gualdo portato ad esempio del modello umbro per la ricostruzione. Basterebbe soltanto ricordare che fu considerato il miglior sindaco del terremoto.
Poi arrivò la malattia con il suo corollario di fragilità e dolore: le elezioni a cui dedicare quell'ultimo residuo di vitalità e la vittoria di Angelo Scassellati, della sinistra, di Rolando: quasi a chiudere una storia, a completare una vita. Infine le commemorazioni, le grandi manifestazioni di affetto, le celebrazioni dell'uomo e del politico.
Sembra ieri, invece è trascorso un lustro. Berlusconi è al governo e del modello umbro per la ricostruzione non si parla più mentre il coro degli antichi plaudenti ora tace. Il tempo sfuma i ricordi, attenua le emozioni, cancella i dettaglia e spegne passioni: confidano sull'oblio coloro che riscrivono la storia per la gloria dei nuovi eroi.
Il signor Catanossi, nel suo articolo “La vittoria ha tanti padri, la sconfitta è sempre orfana” afferma che la sconfitta del centro sinistra affonda le sue radici negli scempi dell'”era Pinacoli”. L'opinione è legittima, ma la valutazione sprezzante è tardiva, per questo un po' sospetta. E' sempre molto “triste” e “facile” parlare e, soprattutto, giudicare chi non è più presente: la sconfitta, in questo caso, più che orfana, appare figlia di chi non può più argomentare per spiegare le proprie scelte.
Rolando nel 2004, nella sua ultima lettera di commiato dal Comune, scriveva: “Di certo non escludo che possano essere stati fatti degli errori: errori si fanno soprattutto quando non si è immobili…e di cose ne abbiamo fatte tante”.
Forse avrebbe dovuto fare di più e meglio? Non credo. Quando penso alle case ristrutturate, alle chiese restituite al culto, a piazza Martiri, ai vicoli del centro, alle frazioni ricostruite, all'ospedale unico, alle caserme dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale, alle taverne dei Giochi delle Porte, alla farmacia, alle Poste con il parcheggio coperto, al Museo Regionale dell'Emigrazione e altro…lo rivedo sorridente e fiero con la fascia tricolore. A me piace ricordarlo come un uomo e un politico moderno, ma di un'altra epoca, dove la parola “politica” si scriveva con la “P” maiuscola: serietà, convinzione profonda, lucidità e passione morale oltre che politica, erano la cifra di quella “politica” e di Rolando Pinacoli. Il mio giudizio non conta, è di parte e viziato dall'affetto: però non avrei voluto un altro compagno per la vita, né un altro sindaco per questa città.
Purtroppo la vita ci costringe a rinunciare alle persone che più amiamo. Che possiamo fare se non ricordarle con affetto e gratitudine? Sono già passati cinque anni dalla sua scomparsa: il 30 novembre ricorre il suo anniversario. Io sono convinta che chi ha avuto la fortuna di conoscerlo bene e apprezzarlo sentirà come me il vuoto che ha lasciato.

Giulia Guerra

NdR . Una breve lettera con gli stessi contenuti di quella inviataci da Giulia Guerra, moglie di Rolando, inviata anche da Miranda Pinacoli, sorella del sindaco scomparso; purtroppo, per assoluta mancanza di spazio, non possiamo pubblicarla e ce ne scusiamo.

 

 

Taekwondo

Giacomo Rampini campione interregionale

Il gualdese Giacomo Rampini classe '85, si è laureato campione interregionale di taekwondo, domenica 25 ottobre a Carrara, nella categoria -74 Kg senior, cinture rosse. Un grande risultato che fa il paio con la vittoria nel campionato nazionale 2008 di Savona, quando Rampini ha sbaragliato gli avversari della sua categoria consacrandosi campione nazionale, risultato storico raggiunto grazie a tanto impegno, passione e sacrificio. Grande soddisfazione per la palestra ch'on Gi Club di Fabriano guidata dal maestro Mauro Meletani anche per il terzo posto ottenuto da un altro gualdese, Lorenzo Bazzarri classe '86, che ha conquistato la medaglia di bronzo in un ottimo quarto di finale e cedendo solo in semifinale contro un valido avversario. Rampini ha invece evitato i quarti di finale passando di diritto alla semifinale contro un atleta di Frosinone. Dopo il titolo nazionale del 2008, ed un 2009 caratterizzato da una serie imperdonabile di errori arbitrali, come nei campionati di Brescia e Napoli, ecco ora la medaglia d'oro che ricompensa Rampini dei tanti sacrifici e dei vari torti subiti. Questi due ottimi piazzamenti nell'interregionale di Carrara rappresentano un'altra grande vittoria per la palestra marchigiana del maestro Mauro Meletani che nel corso degli anni ha sfornato fior di campioni, alcuni arrivati anche in nazionale. La situazione del taekwondo in Umbria non è delle più rosee con due sole palestre, una a Perugia ed una a Gubbio, il ché spinge diversi appassionati, come i due gualdesi, ad allenarsi fuori regione per disputare i tornei più importanti.

 

 

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Meteo&Co: Rubrica di meteoclimatologia a cura di Pierluigi Gioia

Ottobre: è quasi record di freddo

Mezzi d'informazioni scatenati a trovare record di caldo.
E invece il mese è stato molto più freddo della norma. Ecco perché.

A costo di risultare ripetitivo, vi dirò ancora qual è stata l'assurdità in cui buona parte dell'informazione, italiana ma anche estera, ha dirottato l'opinione pubblica in genere. Lo scorso ottobre è iniziato con un insolito periodo caldo, che si è protratto per la prima decade, con temperature che hanno sfiorato e, in certi casi, superato i 30°C. Cosa certamente non consueta, ma nemmeno eccezionale: già era accaduto nel 1997 e, in parte, nel 2006. Eppure i titoli sparavano: “Effetto serra a tutta birra”, “L'inverno che non ci sarà”, paventando improvvisi scioglimenti della calotta artica. Noi tutti – confessiamolo – siamo rimasti convinti di questo: che il mese di ottobre sia stato estivo ed abbia avuto temperature molto più alte della norma. Gualdo Tadino, nella prima decade, ha avuto una massima di 28,2°C ed una media delle massime di 24,3°C (oltre 4°C sopra le medie). Non si può negare. Ma subito dopo, con un repentino cambio di circolazione, tutta l'Europa centro-orientale, Canada e Siberia hanno subito la più intensa ondata di freddo degli ultimi anni, in alcuni casi dell'ultimo secolo, con l'abbattimento in più casi dei record di freddo relativi al mese di ottobre. È chiaro il concetto? Mai come nel 2009, ottobre è stato così freddo o è caduta tanta neve da almeno il 1930-40. Di questo fatto, però, non molti hanno trattato: è stato come portato in secondo piano dalle notizie allarmistiche, riguardanti il riscaldamento globale.

Il riscaldamento globale rallenta

Eppure, il riscaldamento globale non sembra essere più così intenso ed inesorabile. Dal 1998, anno record per caldo, la temperatura media, pur continuando sempre ad aumentare, ha decisamente rallentato il suo ritmo. Anzi, dal 2005 ad oggi, in alcune zone, già si può parlare di lieve diminuzione della temperatura. Rispetto all'anno scorso, la superficie occupata dalla banchisa artica (lo strato di acqua di mare congelata) è in deciso progresso ed è ritornata, come estensione, a quella del 2005. Il tutto mentre la calotta antartica continua ad aumentare, raggiungendo una superficie mai avuta nel recente passato. L'episodio di El Nino di quest'anno, che sembrava partito a spron battuto, si è molto ridimensionato. Insomma, c'è una fase di quiescenza del riscaldamento globale, tanto che alcuni esperti dell'IPCC (l'ente di ricerca americano sui cambiamenti climatici, che ha sempre sostenuto l'allarme sull'effetto serra antropico) hanno fatto un passo indietro ed ora pronosticano almeno 20 anni di inverni gelidi. Questo potrebbe essere connesso all'ormai biennale periodo di scarsa attività solare, che ha raggiunto e superato i 750 giorni, e che si appresta a battere tutti i record dell'età moderna.

Ma di tutto questo, la stampa non si è occupata:va di moda parlare solo ed unicamente del “global warming” e del risparmio di emissioni di CO 2 , mentre tutto ciò che contraddice tale teoria viene semplicemente esorcizzato . Non che – si badi bene – la temperatura globale non sia aumentata e non stia (anche se di poco) aumentando, ma le cause, com'è facile prevedere, potrebbero non essere solo quelle che finora sono state tirate in campo; ragion per cui, bisognerebbe avere un'informazione più critica e meno allineata.

Mai così fresco da anni

Venendo a Gualdo Tadino, del resto, non si può non notare come la temperatura media mensile sia stata di soli 12,4°C, vale a dire ben 2°C al di sotto della media degli ultimi trent'anni: mai, negli ultimi 10 anni, aveva fatto complessivamente così fresco. Negli ultimi trent'anni, solo in un'occasione c'era stata una temperatura più bassa. Il dato è, quindi, eloquente: altro che ottobre caldo! Il giorno 20, la temperatura media è stata di soli 5,9°C, vale a dire come in un giorno di febbraio, e la minima 0°C, quasi 10°C al di sotto della media mensile. La causa di tutto ciò va ricercata nella grande attività del vortice polare ad inizio ottobre, cosa che ha, di fatto, “risucchiato” verso alte latitudini persino il getto tropicale, la fascia di correnti dell'alta troposfera che “accompagna” la fascia di alte pressioni sub-tropicali (responsabili delle fasce desertiche di queste latitudini), con un caldo fuori stagione. Ma, come spesso accade, il vortice polare, così irrobustito, ha subito un tracollo nella seconda decade, con formazione di un'alta pressione polare e un fase di flussi antizonali (diretti, cioè, da est verso ovest). Questo ha prodotto l'anomalo ed intenso freddo di metà ottobre, cui è seguito un altro “rimbalzo” del getto tropicale verso nord, una nuova fase calda, e, probabilmente, al momento di andare in stampa, una nuova fase fresco-umida.

Pierluigi Gioia

 

Nostra intervista all'imprenditore Marco Ridolfi

Un disco-dinner a Purello

In tempi di crisi economica e di scoramento, specialmente per le nostre località appenniniche, qualcuno, opponendosi decisamente al ristagno del mercato, si lancia in originali iniziative imprenditoriali. È il caso di un gruppo di imprenditori di Fossato di Vico che ha creato l'unico locale da ballo della fascia appenninica.
Come vi è venuto in mente di aprire un locale per l'intrattenimento dei giovani, in una località di montagna dove di giovani ce ne sono sempre meno?
Ce lo chiediamo spesso anche noi. È andata così: io avevo necessità di trovare qualcosa di innovativo e il mio amico Lanfranco Bellucci, mi comunicò che era in vendita un capannone a Purello, già in passato, un disco-pub, poi chiuso.. Abbiamo creato un'équipe (Marco e Alessandro Ridolfi, Lanfranco Bellucci e Fausto Battaglia) per riavviare il locale e, dopo sei mesi di lavori di ristrutturazione, siamo ripartiti lo scorso 3 ottobre per questa avventura. L'idea che ci ha spinti è soprattutto: perché costringere i giovani a pericolose trasferte notturne verso lontane discoteche, quando potrebbero tranquillamente non allontanarsi dalle loro zone?
Che differenza c'è fra il vecchio e il nuovo locale?
Il locale era un locale nato su una buon intuizione, ma non c'era un servizio di sicurezza adeguato. Noi, invece, lo abbiamo: è efficiente e composto di persone preparate, che impediscono l'ingresso a chi è visibilmente alterato o il nascere di situazioni a rischio all'interno. Il vecchio era un pub, il “New Lab” è, invece, una vera e propria “disco-dinner”, vale a dire un locale dove si può cenare, sentendo musica in sottofondo, e, finita la cena, ballare in una pista da ballo, con possibilità di ascoltare musica dal vivo, in talune occasioni. Il ristorante funziona dalle 21 alle 23,30, solo nelle serate in cui il locale è aperto come discoteca, per ora solo il venerdì e il sabato. C'è qualche idea, però, di apertura anche la domenica pomeriggio, con intrattenimento mirato per i giovani e giovanissimi, ma è ancora solo un'idea.
Esistono le condizioni per cui ci sia un'affluenza di pubblico adeguata?
La prima sera di apertura è stata un successone: tutti l'aspettavano e c'era il tutto esaurito, tanto che è stato necessario chiudere gli ingressi ad un certo punto. Ma anche nelle serate successive, specialmente il sabato, abbiamo notato una buona affluenza. Solitamente, il venerdì, quando il pubblico non è composto solamente da giovani, il tipo di intrattenimento è adatto anche ad un pubblico adulto, con un tipo di musica più soft e serate di musica dal vivo. Del resto, la posizione del locale è strategica, se pensiamo che, fra non molto, con il completamento della Perugia-Ancona e della Flaminia bis, staremo a meno di un kilometro dallo svincolo di Fossato di Vico.
Oltre che alla quantità, avete visto soddisfatti i clienti?
Abbiamo avuto diverse attestazioni di stima; molti ci hanno detto che il locale è migliorato tantissimo: non sembra più nemmeno quel locale. Infatti, è tutta un'altra cosa. C'è una gestione professionale, personale professionale (dal direttore artistico ai barman, dalla sicurezza fino ai cuochi del ristorante), che fa una buona impressione, non solo su chi non c'è mai stato ma soprattutto su chi era stato nel vecchio locale.
Quanto è importante la sicurezza dei presenti, anche a livello di investimenti e risorse del locale?
Oltre al personale addetto alla sicurezza, possiamo anche fornire a chi esce gli etilometri usa e getta così che si rendano conto esattamente di quanto hanno bevuto. Abbiamo superato tutti i controlli, vigili del fuoco, Asl, Arpa e ufficio tecnico comunale, spendendo una notevole quantità di denaro perché tutto risultasse a norma. Insomma, si può star tranquilli: persino il volume della musica è a norma..
Ma, spesso i rischi si corrono all'esterno, lungo le strade...
Per questo ci piacerebbe – lo lanciamo come un'idea all'Amministrazione comunale, che si è sempre dimostrata molto sensibile alle esigenze degli imprenditori – la creazione di un bus navetta notturno per accompagnare in totale sicurezza i ragazzi alla discoteca e alle loro abitazioni. Sarebbe bello che tale servizio collegasse tutti i locali notturni della zona.

A cura di Pierluigi Gioia

 

 

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L'angolo dell'esperto

Vantaggi per lavori edili (IV parte)

Come si può perdere la detrazione IRPER– L'IVA al 10%

Nei casi che seguono non è riconosciuta la detrazione e l'importo eventualmente fruito viene recuperato dagli Uffici Finanziari:
- non è stata trasmessa preventivamente al C.O. di Pescara la comunicazione preventiva;
- la comunicazione inviata non contiene i dati catastali relativi all'immobile oggetto dei lavori;
- non sono allegate alla comunicazione le abilitazioni amministrative richieste dalla legislazione edilizia vigente;
- in assenza di dati catastali, non è stata allegata la fotocopia della domanda di accatastamento;
- non sono state allegate fotocopie dei versamento ICI relativi agli anni a decorrere dal 1997, se dovuta;
- non è stata allegata la copia della delibera assembleare, quando necessaria, e della tabella millesimale per gli interventi eseguiti su parti comuni di edifici residenziali;
- non è stata allegata, quando richiesta, la dichiarazione di consenso del proprietario all'esecuzione dei lavori;
- non è stata effettuata la comunicazione preventiva all'ASL competente, quando è obbligatoria;
- non vengono esibite le fatture o ricevute relative alle spese, o la ricevuta del bonifico bancario o postale oppure questa è intestata a persona diversa da quella che richiede la detrazione;
- il pagamento non è stato eseguito tramite bonifico bancario o postale;
- le opere edilizie eseguite sono difformi da quelle comunicate al Centro Operativo di Pescara e non rispettano le norme urbanistiche ed edilizie comunali;
- sono violate le norme relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro nonché quelle relative agli obblighi contributivi.
Non allegare i documenti o non compilare in modo corretto il modello di comunicazione comporta la decadenza del diritto alla detrazione soltanto se il contribuente, invitato a regolarizzare la comunicazione, non vi provvede entro il termine indicato dall'Ufficio Finanziario.

L'aliquota IVA del 10%

Per tutti gli interventi di recupero edilizio è sempre prevista, senza alcuna data di scadenza, l'applicazione dell'Iva al 10%. In particolare si tratta di prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto o d'opera relativi
- alla realizzazione degli interventi di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione ;
- all'acquisto di beni, con esclusione di materie prime e semilavorati, forniti per la realizzazione degli stessi interventi di restauro, risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, individuate dall'art. 3, lettere c) e d) del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia approvato con D.P.R. 06/06/2001, n. 380.-
L'aliquota del 10% si applica, inoltre, alle forniture dei cosiddetti beni finiti, vale a dire a quei beni che, benché incorporati nella costruzione, conservano la propria individualità (ad esempio, porte, infissi esterni, sanitari, caldaie etc.
L'agevolazione spetta sia quando l'acquisto è fatto direttamente dal committente dei lavori, sia quando ad acquistare i beni è la ditta o il prestatore d'opera che li esegue
L'applicazione dell'IVA al 10%, non opera in modo generalizzato, ma differisce a seconda del tipo di intervento e dell'operazione (acquisto di beni o prestazione di servizi).Sotto questo profilo è dunque necessario distinguere i 2 interventi di manutenzione, segnatamente manutenzione ordinaria e straordinaria (lettera a e b dell'art. 31, della legge 457/78), dagli interventi di recupero per così dire “pesanti” cioè gli interventi di restauro e risanamento conservativo, gli interventi di ristrutturazione edilizia e di ristrutturazione urbanistica (lettere c,d, ed e dell'art.31 della legge 457/78). Per quanto attiene agli interventi di manutenzione è prevista l'aliquota del 10% sulla base di quanto previsto dall'art. 7, comma 1, lettera b della legge 488/99 unicamente per le prestazioni realizzate in base a contratti di appalto e con le limitazioni nel caso siano impiegati i cosiddetti beni di valore significativo. Si tratta più in particolare di: ascensori e montacarichi, infissi esterni ed interni, caldaie, videocitofoni, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell'aria, sanitari e rubinetterie da bagno, impianti di sicurezza, per le quali l'aliquota ridotta del 10% si applica fino alla concorrenza del valore della prestazione, considerato al netto del valore dei predetti beni.

Esempio: sostituzione caldaia: costo totale 5mila euro di cui 3mila euro per la caldaia.

L'IVA sarà evidenziata in fattura nel modo seguente: dal costo complessivo si sottraggono 3mila euro (costo della caldaia) e la differenza di 2mila euro è assoggettata all'aliquota ridotta del 10%; il costo della caldaia (3mila euro), dev'essere diviso in 2 parti: una parte pari alla differenza precedentemente predeterminata (2mila euro) deve essere assoggettato all'aliquota del 10%, l'altra (1000 euro) deve essere assoggettata all'aliquota del 20%. Se il valore del bene fosse inferiore al 50% del costo totale, l'intero valore del bene andrebbe assoggettato ad aliquota ridotta. Il massimo vantaggio dalla agevolazione si ottiene commissionando l'intero intervento ed evitando di effettuare i lavori in economia con l'acquisto diretto dei beni in questione da parte del committente.

Le Rate

La detrazione va fruita in 10 rate annuali; ad esempio se nel 2009 per rifare il bagno si spendono 10mila euro, Iva inclusa, a partire dalla dichiarazione presentata nel 2010 si possono scontare 360 euro d'imposta (pari ad 1/10 del 36% di 10mila); se l'imposta dovuta è inferiore alla detrazione non si ha diritto ad alcun rimborso e lo sconto fiscale va perduto.

Conservazione dei documenti

I contribuenti devono conservare le fatture o le ricevute fiscali relative alle spese per i lavori. nonché le ricevute dei bonifici con cui le hanno pagate.Tutta la documentazione deve risultare intestata alle persone che fruiscono della detrazione e va esibita, a richiesta degli Uffici Finanziari.
Per i lavori sulle parti condominiali, al posto della documentazione prevista, il contribuente può usare una certificazione dell'amministratore di condominio in cui questi attesta di aver svolto tutti gli adempimenti previsti e indica la somma che il contribuente può detrarre.

Se cambia il possesso

Se l'immobile viene venduto prima che sia finita la detrazione, il diritto alla detrazione delle quote residue passa all'acquirente (ma solo se questi è una persona fisica)Lo stesso accade in caso di donazione o morte del contribuente (e in questo caso, se il contribuente era over 75, gli eredi continuano a godere del bonus in 3 o 5 rate. Se le spese sono state sostenute dall'inquilino o dal comodatario, il diritto alla detrazione continua a spettare al detentore o al familiare convivente che ha sostenuto i costi. La fine della locazione o del comodatario non fa venire meno il diritto dell'inquilino o del comodatario., che continuano a godere dello sconto fiscale.

Detrazione fiscale del 20% per gli arredi

Chi ristruttura casa, a certe condizioni, può godere di una detrazione fiscale del 20%, con tetto di 10mila euro di spesa per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici al alta efficienza. Lo sconto massimo è di 2mila euro da ripartire in 5 rati annuali di uguale importo. La detrazione si applica alle spese sostenute dal 07/02 al 31/12/2009.

Raffaele Gammaitoni

 

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50 anni insieme

Il giorno  30 agosto, i coniugi Costantino Pastorelli e Marcella Gammaitoni a Florange (Francia) hanno celebrato il 50° anniversario del loro matrimonio, attorniati da figli, nipoti, parenti ed amici e persino da una rappresentanza di Gualdo Tadino, e sono stati ricevuti alla "passarelle" da una  delegazione del Comune di Florange con un piccolo rinfresco.Auguri ai coniugi Pastorelli e complimenti anche da parte della Redazione del giornale.

 

Ricordo di Emanuela, nel trigesimo

Tutta la città di Gualdo Tadino è in lutto per l'insegnante Emanuela Becchetti Materazzi, deceduta martedì 13 ottobre in un tragico incidente, nel quale è stato coinvolto anche il marito.Tantissima è stata la gente che, conoscendola, ha voluto salutare Emanuela giovedì 15, presso la Basilica concattedrale.
Due ex alunne così la ricordano:
“Si perdono ormai nella memoria i giorni in cui tu, maestra, sedevi in mezzo a noi bambini, per aiutare quelle manine tremanti a percorrere nuove strade che si aprivano davanti a noi.
Con pazienza e amore stavi lì, sempre disponibile,pronta e attenta, con quel sorriso illuminante.che ti ha sempre distinto. Non solo la matematica, l'italiano e la geografia, ma la vita. sei stata maestra di vita. Ci hai insegnato a volerci bene, ad essere generosi, onesti; ad ogni litigio c'era una parola giusta per appianare tutto insegnandoci la bontà che era tua, naturale.Le favole che ci leggevi alla fine di ogni lezione hanno ancora oggi un sapore speciale e sono lì nel cuore, mai dimenticate; per non parlare delle preghiere che recitavamo insieme a te, ogni giorno.Tutta la tua vita è stata fortemente impregnata nella fede con la quale hai potuto sopportare tutto meglio.Spesso ci parlavi con fervore dell'esperienza di Lourdes, tanto da farla rimanere impressa dentro di noi, anche a distanza di anni. Poi, dopo qualche anno, ci siamo ritrovate nell'UNITALSI e, anche lì, sei stata MAESTRA, chiamavi, incoraggiavi. Penso che di lassù guarderai amorevolmente le persone care e quelle in cui hai creduto. Mentre piangiamo la tua improvvisa scomparsa,vogliamo anche ringraziare Dio per averti messo sulla nostra strada nel periodo più importante della nostra vita di bambini.
CIAO, “maestra di vita”, non ti dimenticheremo mai!!!”

I tuoi alunni

 

Tutti noi, che abbiamo apprezzato e stimato Emanuela, ci stringiamo con affetto in un grande abbraccio a tutta la sua famiglia.

Nozze di diamante

Il 25 ottobre scorso Avelio Codignoni e Assunta Ginocchietti hanno festeggiato, insieme a parenti e amici, il prestigioso traguardo dei 60 anni di matrimonio!
Congratulazioni vivissime dalla famiglia e dai nipoti!!!!

 

Laurea

Felicitazioni vivissime alla neodottoressa Elisa Passeri , che il 21 ottobre ha conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza presso l'ateneo perugino, dai familiari e dagli amici.

 

 
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