L'Eco del Serrasanta - 19 settembre 1999

Ceramica


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La Ceramica Vecchia Gualdo

Dieci anni di attività (1989-1999) sulle orme di Mastrogiorgio Andreoli

di Daniele Amoni


Cade quest'anno il primo decennale della Ceramica Vecchia Gualdo, piccolo opificio che ha tanto fatto parlare di sé per la qualità dei pezzi prodotti. Seguendo scrupolosamente la tecnica di Mastro Giorgio Andreoli (1465 ca.-1555), riproposta a Gualdo Tadino nel 1873 da Paolo Rubboli e continuata da una miriade di altre aziende, tra le quale si mise in luce quella di Alfredo Santarelli, la Ceramica Vecchia Gualdo è sorta nel 1989 per volontà di Ezio Rondelli nello stesso stabile che per decenni ha ospitato la Ceramica di Giancarlo Pascucci, un sacerdote erede di una dinastia di ceramisti e cognato del Rondelli.

Dei Pascuccì ceramisti si trovano diverse notizie negli archivi cittadini già a partire dal 1833, anno in cui Giuseppe I (1798-1868), soprannominato Cricchino, figlio di Francesco era proprietario di un opificio nella parrocchia di San Benedetto con produzione di ceramiche ad uso domestico e stoviglie da tavola e, secondo alcuni storici, era il continuatore di un'impresa sorta nel 1699. Giuseppe I era coadiuvato nel lavoro anche dai figli Vincenzo (1823-1867), Francesco II (n. 1833), Angelo I (1844-1920) e Giovanni (1846-1902). Nel 1896 Angelo I (detto il Piccolo) si costituì in società, insieme ai figli Giuseppe II (1869-1941), Luigi (1870-1937) e Riccardo (1878-1957), nella Fabbrica di Maioliche Commerciali ed Artislicha. Alla nascita del nuovo opificio, che produceva anche oggettistica a riflessi metallici, contribuì certamente la frequentazione di Angelo I con Daria Vecchi (Fabriano, 1852 -Gualdo Tadino, 1929), vedova di Paolo Rubboli, dalla quale apprese i segreti e le procedure per l'applicazione delle iridescenze alle ceramiche. All'opificio collaborò anche la figlia Maria (1872-1944). Nel 1925 la fabbrica fu rifondata con il nome di ICAP (Industria Ceramica Angelo Pascucci) dai figli di Giuseppe II: Angelo II e Fernando; restò attiva fino al 1932, quando si sciolse e Fernando si recò a lavorare a Gubbio. Angelo II (Gualdo Tadino 1904-1983) proseguì l'attività con la ICAP-Unione Operai Ceramisti fino al 1934, poi chiamata soltanto Unione Operai Ceramisti; nel dopoguerra rifondò la ICAP (Industria Ceramica Angelo Pascucci), insieme a Luigi Morelli e Enzo Remigi in uno stabile sotto la rocca Flea a Gualdo Tadino: si trattò della prima esperienza gualdese di produzione di ceramica artistica a lustri metallici a livello semi-industriale senza l'impiego della tradizionale muffola, certamente più affascinante dal punto dì vista artistico, ma meno adatta ad una produzione su vasta scala. Coadiuvato da buone maestranze, tra cui spiccava Renzo Megni, Angelo II Pascucci produsse manufatti di pregevole valenza. Fernando (Gualdo Tadino 1896-1970), maestro elementare, operò per proprio conto dal 1932 al 1934 a Gubbio con una propria manifattura di oggettistica al terzo fuoco, la Mastro Giorgio Gubbio, successivamente chiamata Maioliche di Gubbio, con l'ausilio di valenti pittori tra i quali figuravano Fulvio Fabbri, Leonello Donnini e Guido Cattozzo. Nel dopoguerra riprese la produzione a Gualdo Tadino, come Bottega Ceramica, riproponendo l'antica muffola e sperimentando le diverse composizioni chimiche dei riflessi, coadiuvato dal figlio Giancarlo. Giancarlo (1919-1994), sacerdote con innate qualità ceramiche, talvolta coadiuvato da Fulberto Frillici, produsse per decenni oggettistica seguendo le orme paterne nel piccolo opificio in via Don Bosco, firmandosi semplicemente G. Pascucci. Erano gli anni in cui a Gualdo Tadino si ebbe un notevole incremento industriale che favorì, in molti casi, l'abbandono della tradizionale ceramica a lustri metallici da parte di maestranze e di pittori. Purtroppo gli impegni lavorativi sia di Fernando che di Giancarlo furono le componenti per una produzione artistica limitata, sebbene qualitativamente rilevante, della ceramica con l'impiego della secolare muffola.

La riscoperta avvenne nel 1989, quando Ezio Rondelli (Algrange, Francia 1921 - Gualdo Tadino 1995) sperimentò, sia per scommessa con la storia, sia per la sua cromosomica caparbietà, l'applicazione dei riflessi al terzo fuoco attraverso l'utilizzo della muffola, ridotta in stato di abbandono e con alcune parti gravemente danneggiate. Ezio, pensionato con il vigore e la passione di un giovane, passava il suo tempo ad interpretare un piccolo quaderno di appunti sulle procedure e la composizione chimica dei riflessi iridescenti lasciato dal cognato Giancarlo, forte delle esperienze accumulate con Alfredo Santarelli dal 1945 al 1952, che lo nominò responsabile del suo negozio a Roma dal 1953 al 1955. Nel 1957, dopo la morte del Santarelli, Ezio costituì un'azienda per la produzione di piastrelle da rivestimento (ltalfax) che si affermò sui mercati italiani ed esteri. Nel 1970 fu chiamato dalla Fondazione Merloni alla direzione della ceramica Gentile Da Fabriano, restandovi per 6 anni. Ritornato a Gualdo, nel 1978, prestò ancora la propria opera per un decennio con l'ltalfax, finché nel 1989 decise, appunto, di rinverdire i fasti della tradizionale ceramica gualdese.

Con intuito vincente chiamò accanto a sé un ottimo pittore: Sergio Donnini (classe 1945). I due chiamarono il piccolo opificio Ceramica Vecchia Gualdo, restaurando l'antica muffola, e adattandola alle nuove esigenze produttive. Per la seconda cottura un vecchio forno elettrico che creò qualche problema sulla qualità dei prodotti, fu superato con l'acquisto di un nuovo forno adattato alle esigenze produttive. Continue sperimentazioni sulla composizione chimica dei lustri, secondo le materie prime oggi reperibili, intere notti insonni passate per verificare i risultati raggiunti con l'impiego di diverse sostanze "fumogene" (legna e ginestre), scelta meticolosa dei supporti cui applicare i disegni del Donnini, furono le solide basi per ottenere un crescente consenso di estimatori e collezionisti. Mostre, riconoscimenti, articoli su riviste specializzate, interesse di celebri galleristi italiani, accrebbero la notorietà della Ceramica Vecchia Gualdo, cui divenne sempre più difficile soddisfare tutte le richieste del mercato.

Nel 1992 l'opifico fu visitato dal giornalista Ettore Romanò che in un articolo sul mensile Casa Viva scriveva: "Per scoprire la verità (sui riflessi nella ceramica - n.d.r.) non resta che addentrarci nella complessa realtà locale, tra laboratori e strutture semi-industriali e scoprire che un pezzo della tradizione sopravvive veramente in una villetta appartata sulla collinetta di Gualdo La bottega si chiama Vecchia Gualdo ed è una società davvero curiosa: un pittore geniale e un po' lunatico e un vecchio appassionato e triste che, come un alchimista, conserva gelosamente i segreti della cottura in forno a legna, detta "a muffola". Il forno sembra lì da sempre: un vero reperto archeologico, con un sistema di corde, sportelli, fumi e acqua. Il ceramista si muove con tranquillità e sicurezza, e, mentre compie gesti che sono gli stessi da secoli racconta. Racconta con nostalgia e si preoccupa del futuro: a chi resterà questa tradizione? Vedremo ancora i grandi piatti dipinti con scene mitologiche e dall'affascinante riflesso dorato che gli procura il fumo originato dai rami di ginestra? Perché proprio questo è il segreto del lustro, un riverbero lucido e dorato, una patina che fa brillare i colori: rubino, bianco, blù."

In effetti il Donnini rappresenta l'emblema dell'anticonformismo (come quasi tutti gli artisti), ma attraverso la spiccata e cromosomica sensibilità artistica (il padre Delio e lo zio Leonello erano eccelsi pittori) riesce a trasmettere all'oggetto tutto il compendio della pittura su ceramica. Specie nei piatti di grande diametro (cm 52), si cimenta con le opere dei pittori rinascimentali, non trascurando la riproposizione degli aspetti della Roma imperiale estrapolati dalle opere di Bartolomeo Pinelli (Roma, 1781-1835), già ispiratore della ceramica tradizionale guaIdese a partire dal 1880. Ai ritratti eseguiti con delicatezza (soprattutto le celebri "Madonne") e delineati da una tecnica chiaroscurale sorprendente, alterna scene mitologiche ricche di effetti scenografici e aspetti di vita romana in cui emergono la forza e l'espressività dei figuranti, talora inseriti nella drammaticità della vicenda, attraverso esili tratti di pennello che si muovono sulla superficie, cosparsa di cristallina, con straordinaria delicatezza. Raffrontare la tecnica e le capacità del Donnini con le figure più emblematiche della storiografia ceramica locale come i Rubboli e Santarelli, che si circondavano dei più eccelsi pittori locali (molti dei quali poi aprirono propri opifici) è impresa delicata e non priva di insidie; certamente egli può essere posto almeno allo stesso livello dei più rinomati che hanno lasciato un'impronta nella ceramica di Gualdo Tadino a partire dal 1873, quando Paolo Rubboli s'insediò in città.

Il piccolo opificio prosegue quindi un percorso storico-artistico iniziato da oltre un secolo con le maestranze strettamente necessarie: il pittore, il riverberatore (anzi la riverberatrice) Fiorella Mariotti, ormai in possesso di sicurezza nella stesura degli impasti "iridescenti", e, infine, il muffolatore Giampaolo Rondelli che ha acquistato la necessaria esperienza per valutare tempi e metodi di applicazione delle sostanze fumogene. Il marchio della ceramica, con incise le firme di tutti e tre i protagonisti, costituisce la garanzia della qualità artistica.

La produzione resta ancorata ai tradizionali piatti, dove viene esaltata l'opera pittorica. Di questi, rotondi a grande diametro o quadrati o ovali, sia con tese ornate a grottesche, sia a "tutto tondo", ne vengono realizzati pochissimi rispetto ai cicli lavorativi propri di una comune ceramica artigianale. Comunque, per l'eccezionalità dei risultati e per la fama raggiunta, gli acquirenti sono disposti ad attendere mesi pur di entrare in possesso del manufatto. Gli elogi profusi dal Presidente della Repubblica Italiana, Oscar Luigi Scalfaro, dal Presidente della Comunità Europea Jacques Delors e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Massimo D'Alema, che hanno avuto in dono piatti della Ceramica Vecchia Gualdo, stanno a significare come anche personaggi di primo piano, abituati a ricevere regali di ogni tipo, restano affascinati dal valore dell'opera. Uno dei più importanti riconoscimenti ottenuti è stato la pubblicazione di un intero articolo, corredato di 2 immagini, sul mensile di ceramica artistica "Ceramica Antica" di Ferrara, la rivista più autorevole in tema di arte ceramica. Per la verità, oggi a Gualdo Tadino vi è un'intensa e qualificata produzione di oggettistica a "lustro" (termine che noi gualdesi siamo soliti dare a coloro che effettuano la cottura dei manufatti su forni elettrici), mentre la secolare tradizione dei "riflessi" è espressione soltanto della Ceramica Vecchia Gualdo e della Ceramica Eredi Rubboli. Tempi più lunghi, maggiore impegno realizzativo, difficoltà legate alla incostante e "volubile" cottura a muffola, fanno, però, di questa produzione, accolta negli anni '90 prima con scetticismo poi con ammirazione da parte di critici e collezionisti, l'esempio emblematico di come una scommessa, se abbinata a solide basi esperenziali, abbia oggi trovato dopo dieci anni una propria identità che rinvigorisce una tradizione secolare di cui va giustamente fiera la città di Gualdo Tadino.


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