Costacciaro
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06-08-2000
Le
undici torri e le quattro porte |
Le undici torri
di Euro Puletti
A Costacciaro, procedendo da sud a
nord, si incontravano undici torri (cinque delle quali costruite, tra la metà del
Duecento e la fine del Trecento, ad opera degli Eugubini, e, le sei restanti, dal 1396,
agli albori del secolo XVI, dai conti, e, poi, duchi di Montefeltro):
Torre cosiddetta di
Alfredo Paciotti, del Cancél del Sasso o del Cancél de Sasso
quadrangolare asimmetrica, in filoncini di pietra calcarea, secc. XIV-XV), mutila. Volta a
volta, identificata, ma erroneamente, con una ferriera o con un posto di dogana, è
costituita da pietra calcarea e presenta alcune aperture, fra cui, le meglio conservate
(una grande finestra, rimaneggiata in epoche successive allinnalzamento del
manufatto, e il portone dingresso, con una vecchia e bella porta di legno) si aprono
nel lato meridionale (significativo è il portale daccesso, con arco a tutto sesto,
ancora pressoché integro che immette in un ambiente a volta di notevole interesse storico
ed architettonico). Dal fianco sudorientale sinistro occhieggiano, una sovrapposta
allaltra e rimaneggiate, due piccole finestre rettangolari, una in alto e
laltra a livello del piano di calpestio. Tra di esse sono allineate, con
disposizione orizzontale, tre bocchette da colombi. Significativi, nello spessore del muro
del fianco orientale della torre, appaiono due grandi blocchi di conglomerato,
visibilmente inglobati nella muratura. Il tetto attuale, a doppio spiovente simmetrico,
con copertura a coppi, è aggiunta postuma. Estata oggetto di recentissimi quanto
encomiabili restauri conservativi.
Torre dei Martella della Fossa,
del Calcinaro, o, più semplicemente, "La Torre" (nome proprio del
manufatto, che rappresenta una torre a pianta imperfettamente circolare, forse
attribuibile al secolo XV). Mutila, ed "appoggiata" ad una casa, presenta oggi
solo due aperture principali, sul lato nordoccidentale, mentre, in una foto dinizio
secolo, essa mostrava anche una finestrella nel fianco occidentale. Lattuale
copertura è costituita da un tetto obliquo a coppi, mentre le pareti esterne sono
ricoperte dintonaco bianco, che maschera i filoncini di pietra calcarea, usati per
erigerla. La posizione della torre, a controllo della Via Flaminia (che, nel
Medioevo, costeggiava il manufatto) e delle strade montane del Sasso e di Via
Roscia, dovette rivelarsi davvero strategica.
Torre e Porta dellOrologio
(secc. XIII-XIV. Torre quadrilatera di 10 m circa daltezza). Pressoché intatta,
manca, tuttavia, della presumibile, originaria merlatura guelfa (ancora, però, leggibile,
al di sotto del recente tetto a doppio spiovente, con copertura a coppi). Interessante la
feritoia da balestra nel lato meridionale. Nella parte alta di questo lato, si
intravede tuttora, piuttosto corrosa dal tempo, una doppia fila parallela di mensole in
pietra arenaria, sulle quali doveva poggiare qualche elemento architettonico non
pervenuto, ma, probabilmente, confrontabile con quello presente, fino allinizio del
Novecento, sulla cosiddetta "torre di Fedele Galli", di cui si dirà tra poco.
Sul lato settentrionale sapriva, oggi tamponata e sovrastante lorologio, una
grande apertura arcuata, di stile gotico (con una sottostante finestra di probabile epoca
rinascimentale), forse interpretabile come "arco di scarico". Sulla stessa parte
interna, in alto e a destra di chi guarda, è collocato un bassorilievo antropomorfo
altomedioevale (prof. Pietro Scarpellini, in verbis, 1999), elemento scultoreo di
risulta dun qualche precedente manufatto architettonico, riferibile allo
storicamente oscuro castello di Costacciaro, in epoca antecedente al Mille. Nella parte
interna dellarco a tutto sesto della porta (ed in corrispondenza di quello
principale, in cui è accennata una forma a sesto acuto) sono tuttora presenti i fori
nella pietra, nei quali si incardinava la principale porta lignea del Castrum
Collistacciarii; taluno crede che le porte lignee della torre fossero due, una esterna
ed innalzabile a mo di ponte levatoio ed una interna, incardinata al muro e serrata,
durante il periodo del "coprifuoco" o "dellAvemaria" da un
poderoso catenaccio.
Trióne,
o torrione (secc. XIII-XIV). Torre quadrilatera a protezione della più bassa ed esposta
porta del circuito murario costacciarolo. Di esso restano soltanto alcuni rari vestigi,
occultati dalla successiva costruzione del rivellino (o, anticamente, revellino) e
da un suo più recente ed improvvido restauro, sul cui fianco si possono ancora notare gli
esigui ed ammorsati resti della porta urbica, che doveva aprirsi, almeno in parte,
sullattuale Via del Fosso (tale toponimo potrebbe alludere al fossato che
doveva anticamente contornare il castello). La tradizione popolare di Costacciaro vuole
che, durante la guerra tra Gubbio e Perugia della fine del Trecento, fanti costacciaroli
esplodessero, da una sorta di bombarda di legno di sambuco, o di fico (con esiti per loro
disastrosi), un gran colpo in direzione della perugina Sigillo.
Torre cosiddetta di
Nazareno Vergari o del Piedicolle (sec. XV). Mutila, oggi coronata, al
vertice, da una copertura a doppio spiovente simmetrico e ricoperto da coppi. Prima torre
di guardia, sorgente sul lato occidentale del Castrum Collistacciarii, con ampia
veduta sulla campagna, è interessante per il grande blocco di conglomerato, elemento
costruttivo di spoglio, presente nel superstite lato orientale. Lo spigolo destro della
porzione occidentale del manufatto mostra, invece, belle pietre angolari di natura
travertinoide o conglomeratica.
Rocca, o torrione
del càssero o delle Grotte (inizi sec. XV). Della più imponente e munita
(insieme al rivellino), fortificazione di Costacciaro, da dove, nei secoli XV e XVI, a
mezzo di bombarde, erano sparate grandi palle di pietra calcarea, estratta dalle
antichissime cave della Fossa Secca (popolarmente detto "travertino de la
Fossa"), non restano che esigue tracce, riferibili alle fondamenta, presenti nella
zona ove ora è il Bottino. Sorgente sullarce, ovverosia sulla parte più
elevata del Castrum, il càssero difendeva il lato orientale del castello. A
riprova dellimportanza strategica di questo luogo, con il quale, per qualche tempo,
si identificò, addirittura, lintero castello costacciarolo, vi è il fatto che i
capitani di Costacciaro, a partire dal 1410, furono significativamente denominati
"rocchegiani" o "castellani del càssero".
Torre della Roccaccia
(secc. XIII-XIV).Quadrangolare di pietra calcarea, con contrafforte sul lato
nordoccidentale, ora coperta con tetto a doppio spiovente dissimmetrico. Pressoché
intatta, manca, però, della originaria merlatura. Il nome Roccaccia indica il
fatto che, quando esso fu attribuito al manufatto, questo doveva già essere parzialmente
in rovina. La torre, di recente completamente restaurata, presenta una feritoia, a circa
metà altezza del lato occidentale, due sul lato meridionale, ed una probabile apertura
daccesso (postièrla) al camminamento di ronda delle mura, sul fianco
meridionale (ora trasformata in porta dingresso), oltreché una piccola finestra
rettangolare, successivamente adattata a "bocchetta per colombi", quasi al
vertice del lato occidentale. Altezza stimata visivamente: m 10. In una foto, riferibile
agli inizi del XIX secolo, si può osservare unapertura quadrangolare che si apriva
sul margine basale sinistro del lato occidentale. La torre è idealmente rappresentata, in
forma circolare, nella carta della Diocesi di Gubbio del Giorgi (sec. XVI).
Torre del Monumento
o di S. Lorenzo, in fondo a Corso Mazzini, sulla sinistra, pressi dellantica chiesa
di S. Lorenzo e del monumento ai caduti. Scomparsa; le sue fondamenta furono casualmente
scoperte durante un rifacimento della pavimentazione del Corso.
Torre cosiddetta di
Fedele Galli (secc. XIV-XV, quadrilatera, 10 m circa daltezza, ben
documentata da foto dellinizio del secolo XX, è oggi visibilmente inglobata in
unabitazione privata e mostra ancora una bocca da fuoco rotonda, da archibugio, del
XV secolo. Attribuibile, almeno parzialmente, al consolidamento della cinta muraria,
realizzato, sotto il ducato dUrbino, ad opera di Francesco di Giorgio Martini. La
torre era in pietra squadrata e terminata, allapice, da un tetto con copertura a
coppi su di un doppio spiovente dissimmetrico. Quasi al vertice del lato settentrionale,
sembrava presentare una doppia e parallela fila di pietre, forse mensole o posatoi per i
piccioni. Altre pietre sporgenti parevano affiorare lungo il margine destro dello stesso
lato meridionale della torre, che era, quanto allaspetto generale, assai simile alla
Roccaccia.
Torre cosiddetta di
Luigi Scarabotta al Rio, o, semplicemente, "La Torre"
(toponimo). Quando fu inglobata in unabitazione privata, non ne restavano che gli
spessi e poderosi muri della porzione basale (secc. XIV-XV).
Torre cosiddetta di
Aristide Bartoletti o della Mastradella (quadrilatera, secc. XIV-XV). Vi
fu ricavata, per ampliamento della volumetria, lattuale abitazione civile dei figli
del signor Tommaso Alimenti.
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