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Costacciaro Articoli correlati: 06-08-2000 Le undici torri e le quattro porte
03-09-2000 |
COSTACCIAROLe quattro porte
di Euro Puletti
Quattro erano le porte che si aprivano nel circuito
delle mura di Costacciaro: due, rispettivamente, nei lati nord e sud (schematicamente
riportate nella carta della diocesi di Gubbio, commissionata dal vescovo Mariano Savelli
al chierico e cartografo Ubaldo Georgii, nella seconda metà del secolo XVI), ed
altrettante nel fianco occidentale della fortificazione, che era significativamente
preceduta da unarea di prima recinzione e difesa, denominata, ancor oggi, La
Chiusura (latino clausura[m]). In antico italiano, il termine chiusura assumeva, spesso,
anche lormai desueto significato di recinto, muro di cinta. Non è
escluso, tuttavia, che con il nome locale di Chiusura gli antichi Costacciaroli volessero
alludere ad un ormai scomparso fossato, scavato attorno al castello, e, forse, ricordato
dal toponimo attuale Il Riàccio, vale a dire il cattivo fossato.
Porta dellOrologio. Era la principale della cinta muraria del Castrum Collistacciarii, che dava accesso al lato del castello che "guardava dallalto" la vicina e nemica Sigillo, la quale, in mano ai Perugini, costituì una perenne "spina nel fianco" del territorio della munita città di Gubbio. Appare interessante notare come nella muratura del lato interno del manufatto, costituita da pietra essenzialmente calcarea, siano stati inseriti, con una qualche regolarità, conci di arenaria. Porta del Trióne o del rivellino. Il più basso ed esposto fra gli ingressi della cinta muraria, aprentesi lungo lantica via di Gubbio, fu, come detto, dapprima difeso da un torrione quadrilatero due-trecentesco, da cui il nome popolare di Trióne, vale a dire torrione (simile a quello, di Torróne, con cui si identificava popolarmente La Torre dellOlmo), attribuito, da secoli, al rivellino, poi reso quasi inespugnabile, a partire dallanno 1477, dal geniale architetto militare del duca Federico da Montefeltro, Francesco di Giorgio Martini da Siena, attraverso una singolare architettura a "pianta spezzata". Recenti restauri, hanno rimesso in luce taluni contrafforti di pietra calcarea sovrapposta a malta, con archi verso lesterno, a formare una successione di nicchie semicircolari, interpretate come altrettante postazioni per archibugieri. La porta (che doveva parzialmente aprirsi sullattuale Via del Fosso e di cui si possono ancora notare gli esigui ed ammorsati resti sul fianco meridionale) sembra assente anche dalle antiche cartografie, mentre il rivellino si può tuttora schematicamente osservare rappresentato sul disegno di Costacciaro, contenuto nella carta della Diocesi di Gubbio del Giorgi (sec. XVI). Il perimetro esterno dellattuale rivellino fu, piuttosto maldestramente, eseguito con pietra calcarea di Cagli a mascherare loriginaria muratura. Su un tratto di raccordo tra le mura castellane ed il rivellino si vede tuttora occhieggiare una postièrla. Porta cosiddetta di Guerrino Gambucci (secc. XIII-XIV). Già allo stato di rudere, fu demolita circa mezzo secolo fa. In una foto del 1933, si vede come fosse alta attorno ai sei metri e presentasse unapertura quadrangolare sul lato meridionale, forse interpretabile quale accesso al camminamento di ronda delle mura, che, in questo settore meridionale, apparivano, almeno sino al rivellino, ancora ben conservate. In questa stessa epoca, le mura risultavano largamente conservate, benché invase da arbusti ed erbe, anche lungo il fianco meridionale del colle di Costacciaro, almeno a partire dalla torre dellOrologio e procedendo verso occidente. Allinizio del Novecento, sui muri della porta si erano già insediati numerosi arbusti, che contribuirono ad accelerarne il progressivo disfacimento. Porta del Monumento o di S. Lorenzo (a due archi, secc. XIII-XIV). Ancora presente alla fine dellOttocento, o ai primi del Novecento, fu abbattuta, perché langustia degli archi non permetteva il passaggio di grossi carri. Il manufatto è chiaramente indicato, seppure in maniera schematica, in una carta della Biblioteca Apostolica Vaticana (Codice Barberino Latino 4434, f. 63 r.), databile al secolo XVIII. Accanto alla porta, si vede la cosiddetta "Torre di Fedele Galli" (con orientazione assai fedele alloriginale), e, più ad oriente, altre due torri, o bastioni, non meglio identificabili. Ben rappresentato il tratto settentrionale della cinta muraria.
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