Il cavalier Pietro Feliciani. La sua figura si lega alla costruzione della chiesa di Santa Maria di Rote. Ebbe 3 mogli e, dalle prime due, 18 figli

Di nobile famiglia chiamata anche Feliziani, era nato a Gualdo Tadino il 2 luglio 1600 da Benedetto (1566 ca – 1591 ca) e Elisabetta Buscani (1576-1649). Il padre per un certo periodo era stato capitano delle guardie pontificie del distaccamento di Gualdo Tadino, mentre il nonno Giovanni Battista (1532 ca – 1595), sposato con l’eugubina Lucia Barzi, aveva ricoperto la carica di notaio sia a Gubbio (1553) che a Gualdo Tadino (1565-1595).
Tra i suoi antenati figuravano anche: Anastasio di Costantino Feliciani, abate commendatario dell’abbazia di San Pietro di Val di Rasina (1478 e 1506); mons. Porfirio Feliciani (1554-1634), vescovo di Foligno nel 1612, fratello del padre; mons. Angelo abate dell’abbazia di San Benedetto dal 1615 al 1633.
La sua figura è collegata principalmente alla costruzione della chiesa di Santa Maria di Rote iniziata nel 1647 nel luogo dove nella seconda metà del Cinquecento esisteva in parrocchia San Benedetto una “Maestà” assai venerata dai gualdesi. Lo stesso Pietro il 27 febbraio 1636 aveva fondato nel castello di Grello, adiacente ad una sua abitazione, l’Oratorio di San Pietro Apostolo, chiamato anche San Pietro del Colle del Cavaliere.
Riguardo al vocabolo “Rote” sono state formulate varie ipotesi tra cui quella che ricorda la celebre “rotta” che fece l’esercito di Totila nel 552 sconfitto da Narsete.
Al piccolo luogo sacro Pietro non assegnò alcun bene stabile ma si assunse l’onere di mantenerlo adeguatamente sia lui stesso che i suoi discendenti. Questi, però, non ottemperarono al testamento paterno in quanto nel 1694 la chiesa era ridotta in pessimo stato, nonostante che ogni 21 novembre vi facessero celebrare una messa per la festa della Presentazione di Maria Vergine.
Pietro sposò il 29 gennaio 1617 Girolama Sinibaldi (1601 – 1639) dalla quale ebbe 13 figli tra cui le suore Francesca (1623-1652) e Angela (1637-1677), i sacerdoti Borromeo (1625-1684) e Francesco Porfirio (1634-1694, abate di San Donato e vicario foraneo). L’unico che continuò la discendenza fu Carlo Antonio (1621-1692) sposato con Elisabetta Salvetti (1629-1691).
Dopo la morte di Girolama, Pietro si accompagnò in matrimonio (probabilmente a Foligno) Maria Ippolita Girardi (Foligno 1610 – Gualdo Tadino 1660) che gli dette altri 5 figli tra cui Feliziano (1641-1725) e Anna Maria (1648-?). Defunta anche Maria Ippolita prese in moglie Maria Guardioli (1604-1675) senza avere eredi.
Negli anni la chiesa perse la sua importanza finchè nel 1855, durante la violenta epidemia di colera che colpì gran parte d’Italia (soltanto a Bologna fece tra i 3.500 e i 4.000 morti), il Comune vi fece costruire nel mese di luglio nel terreno adiacente il primo camposanto gualdese, mentre prima era in uso seppellire i cadaveri all’interno dei luoghi di culto. Fu così che l’antica chiesetta divenne cappella del cimitero cittadino e passò di proprietà al Comune di Gualdo Tadino.
Intorno al 1890, con l’apertura del nuovo cimitero di San Facondino, quello di Santa Maria di Rote fu chiuso per cui le salme di migliaia di gualdesi furono esumate nel 1923 e risepolte in un’unica grande tomba comune scavata nel pavimento della chiesa stessa che nel 1927 il Municipio sottopose a importanti restauri migliorativi. L’anno prima (1926), al posto del vecchio cimitero, era sorta una importante cabina di trasformazione elettrica ancora oggi presente.
All’interno oggi si trovano appese ai muri diverse lapidi di gualdesi sepolti nell’antico cimitero mentre in fondo – ridotto in cattivo stato conservativo – troneggia un affresco dedicato alla Vergine dell’Assunzione restaurato a suo tempo dal pittore Fulvio Fabbri (1905-1952).

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