Pensateci bene: il dubbio è il primo motore della verità. Se noi non avessimo mai dei dubbi, non riusciremmo a scoprire ciò che si annida al di là delle apparenze e non potremmo crescere. Anche il Sommo Poeta diceva che “non men che saver dubbiar m’aggrada” E, molto prima di lui, san Tommaso non volle credere che il Maestro, che lui aveva visto crocifisso e morto dopo un’atroce agonia, fosse tornato a visitare i suoi apostoli e, come prova, volle mettere le sue mani dentro le ferite inferte dai soldati e dai chiodi al corpo di Gesù. Eppure divenne santo, proprio a sottolineare che mettere in dubbio anche le cose più evidenti, con l’obiettivo di scoprire la verità che s’annida dietro a ciò che pare evidente, è non solo un atteggiamento umano ma è anche una delle “infinite vie” che, magari in un modo né lineare né rapido, porta alla Verità.
Fatta quest’ampia, ma doverosa, premessa, va anche detto che, al giorno d’oggi, con l’enorme progresso scientifico e tecnologico verificatosi negli ultimi due secoli, noi abbiamo anche molti più strumenti a disposizione, rispetto al passato, per aver rassicurazioni contro i nostri dubbi. Non sto, ovviamente, parlando delle verità della Fede, che alludono all’Altro Mondo, ma di quelle di questa vita, i cui meccanismi, complessi e meravigliosamente affascinanti, la scienza è riuscita in parte a spiegare razionalmente, operando con metodo rigoroso e ripetibile, ponendo in dubbio, di volta in volta, verità che sembravano definitive e che, invece, sono crollate di fronte a teorie più convincenti e maggiormente dimostrabili.
Eppure, oggi, esiste una categoria di persone, che l’avvento di internet e dei social ha reso particolarmente resilienti e tenaci, che mettono in dubbio tutto per partito preso, se non per mestiere. Già, perché il clic dà il soldo, come tutti sanno. Appartengono, molto spesso, a quelle “legioni di imbecilli” di cui parlava Umberto Eco, in pratica coloro che, pur non avendo una conoscenza specifica di un dato argomento, mostrano di padroneggiarlo come i massimi esperti mondiali e, il più delle volte, propendono per un’opinione contro corrente, che li faccia distinguere dalla massa come novelli “superuomini”. Fra loro, emergono chiare due categorie: i negazionisti e i complottisti.
I negazionisti, come dice il nome, negano tutto ciò che la cultura contemporanea considera evidente, dopo severe asseverazioni documentarie, scientifiche o anche giudiziarie. Da fatti storici come la Shoah o l’allunaggio del 1969, oggi si accaniscono particolarmente contro la crisi climatica. Certo, dopo che Trump l’ha definita “la più grande truffa della storia”, hanno ripreso smalto e benché, come tutti noi, anche i più accaniti fra loro soffrano il caldo, per loro fa sempre freddo. Non importa che ormai quattro generazioni di scienziati abbiano dimostrato in ogni modo possibile ed immaginabile che la colpa è nostra: per loro “d’estate, è normale che faccia caldo” e “non fa più caldo di quello che faceva in passato”. Le pubblicazioni scientifiche che li smentiscono sono ormai tanto numerose che non entrerebbero neppure dentro la biblioteca di Alessandria d’Egitto, ma loro, imperterriti, continuano a ripetere la loro cantilena: “Il riscaldamento globale non esiste”. E anche se, in Francia, dove le belle brezze atlantiche hanno sempre assicurato estati non troppo calde, i recenti 45°C raggiunti nei pressi delle coste e il record assoluto delle giornate più calde della storia (il 23 e 24 giugno) non li hanno minimamente scalfiti. Mi sono divertito a guardare i social francesi ed inglesi: su 10 interventi a commento dell’incredibile ondata di calore di questi giorni, almeno 4 sono di negazionisti. Non sono, quindi, una piccola percentuale: sono quasi la metà delle gente! Almeno di quella che interagisce sui social.
Ma, anche fra loro, molti sono i complottisti, quelli che sospettano sempre trame oscure, misteri occulti o operazioni segrete dietro ai fatti più evidenti. Mi viene sempre in mente la poesia di Giovanni Pascoli, Novembre, dove gli alberi dai rami stecchiti “di nere trame segnano il sereno”. Già, perché fra i complottisti più accaniti, oltre a quelli che ancora dicono che l’allunaggio fu ripreso negli studi di Holliwood – quando esiste uno specchio, lasciato dagli astronauti sulla Luna, che ci permette di verificare, riflettendo un laser emesso da terra, che essa si allontana di circa 4 cm l’anno da noi – ci sono quelli che, guardando verso il cielo ed osservando le scie di condensazione degli aerei, sospettano che esse siano, in realtà, emissioni di sostanze chimiche allo scopo di 1) alterare il tempo a piacimento 2) diffondere epidemie 3) manipolare le menti. La cosa più assurda non è che qualcuno creda queste cose, ma che si chiedano, tramite raccolte di firme, leggi apposite per vietare tali pratiche e garantire “cieli blu”. Ora, che in parlamento si discuta, spesso, di cose di scarsa utilità, è sotto l’occhio di tutti, ma che si debba perdere tempo (e denaro dei contribuenti…) per approvare leggi contro pratiche inesistenti, è ancora più paradossale. E questa non è solo una follia italiana, perché anche nel Regno Unito e negli USA, frotte di creduloni e complottisti invocano a gran voce leggi a tutela contro la geoingegneria. Ma che geoingnerizzi? E’ dal Dopoguerra che, in certi paesi, si cerca di far piovere artificialmente inseminando le nubi con alcune sostanze chimiche tutt’altro che segrete (ioduro d’argento e anidride carbonica solida) e sono ottant’anni che i fallimenti sono ancora più dei successi, tanto che molti programmi di ricerca sono stati già sospesi. L’uomo è così piccolo, di fronte alla Terra e all’Universo, che non può governare intenzionalmente il tempo. E’, però, riuscito, con le sue emissioni di gas serra di origine fossile, a modificare, involontariamente, il clima: quello sì!
Quindi, l’uomo fa quello che non può fare (geoingegneria), ma non pensava di poter fare ciò che invece ha fatto (cambiamento climatico). Negazionisti e complottisti, al contrario, dicono che l’uomo non faccia ciò che fa (cambiamento climatico) e credono che egli faccia ciò che non può fare (geoingegneria). Insomma: Ne quaesieris aquam in pumice (non cercare acqua nella pomice).Che ci resta da fare, allora, di fronte alla oggettiva e sacrosanta canicola a noi poveri gualdesi, allora? Poco o nulla. Non possiamo rinfrescare il tempo perché faremmo un buco nell’acqua, ma non possiamo neppure rinfrescarci perché abbiamo un buco nella piscina comunale. Ne quaesieris aquam in pumice…
